Misure tecnologiche di protezione
Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).
Indice |
Premessa
Digital restriction management (Drm)
Trusted computing
Conclusioni
Allo stato attuale i drm software non si sono dimostrati una soluzione definitiva alla copia illegale, quanto piuttosto un disincentivo per la maggior parte dei fruitori. Sicuramente i drm software allo stato attuale, in particolare se abbinati ad hardware Trusted computing, ledono i diritti di libera utilizzazione dei fruitori e rendono impraticabile la liberazione nel pubblico dominio delle opere per cui scadranno i diritti d’autore, se non attraverso un aggiramento “illegale” delle protezioni.
I cracker con elevate competenze informatiche finora sono riusciti a scardinare pressoché tutte le protezioni poste sulle opere dell’ingegno in formato digitale.
Anche se in futuro questo sarà in qualche modo impedito, molte tipologie e formati di opere (come gli audio, i video e i testi), per il semplice fatto che siano sempre convertite o convertibili in segnali analogici affinché siano percepibili dai nostri sensi, saranno in ogni caso acquisibili e duplicabili, a prescindere dalle protezioni a esse applicate, con, al massimo, una minima perdita di qualità. Ad esempio, un file audio, poiché dovrà in ogni caso poter essere ascoltato da orecchie umane, sarà sempre convertibile in un segnale analogico registrabile attraverso un cavo audio da una periferica digitale o analogica, esattamente come oggi alcuni archiviano in digitale i loro archivi di dischi di vinile regolarmente acquistati molti anni fa.
Finora i fruitori con buone competenze informatiche, se determinati nell’ottenere gratuitamente, anche se illecitamente, un’opera protetta da full copyright, armandosi di pazienza e dedicando qualche ora del loro tempo per reperire le informazioni necessarie, sono riusciti ad arginare la maggior parte delle protezioni.
I drm software si sono invece dimostrati un ottimo disincentivo alla copia illegale da parte degli utenti – al giorno d’oggi la maggior parte – con un’alfabetizzazione informatica medio-bassa. Per questi fruitori aggirare anche la più banale delle protezioni è un’impresa ardua, se non addirittura impossibile, che richiede il superamento di un gap spesso incolmabile o il carico di uno sforzo e di un impegno che non si sentono di affrontare, se non con l'aiuto di qualche esperto che se ne prenda carico. Per questa fascia di utenza la soluzione più semplice e praticabile è l’acquisto legale di una “copia originale”.
Tra le misure di protezione software, la soluzione finora dimostratasi più efficace e quella adottata da Apple iTunes, con costi esorbitanti per la società di Cupertino, ovvero quella di modificare e aggiornare frequentemente il software, affinché i cracker debbano dedicare sempre più tempo per studiare le modifiche ed elaborare una soluzione che le aggiri. Una soluzione economicamente controproducente, criticata dallo stesso amministratore di Apple, Steve Jobs, in una famosa lettera alle case discografiche. Se i soldi finora sprecati dalle case discografiche e dai produttori di hardware e software per lo studio di protezioni tecnologiche fossero stati investiti, anche solo in minima parte, nell’educazione ai principi originari del diritto d’autore e al suo rispetto, forse si sarebbero ottenuti risultati migliori nella lotta alla copia illegale; se fossero stati ripartiti tra gli autori, a favore di un allargamento delle libere utilizzazioni, avrebbero dato un forte incentivo sia alla produzione di opere originali che alla diffusione della conoscenza e della cultura.
