LC-Discorso-06.10.2006
Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).
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Roma, Linux Club 6 ottobre 2006: Convegno Riva Sinistra
L'Associazione che mi onoro di presiedere fa parte di una più ampia rete, di un movimento internazionale e comunque, in maniera leggermente più strutturata, di un network, chiamato frontiere digitali, per la difesa delle libertà digitali (nel senso che elaboriamo idee e proposte insieme tramite gli strumenti che ci siamo dati, come il wiki, le mailing list e incontri più o meno sporadici)
Quindi userò il plurale, dirò noi dove con noi si intende più cose, e a tutto sottintende il motto zapatista: niente per noi e tutto per tutti.
La Festa del Cinema e l'Angelo Mai rappresentano le due realtà estreme e sono il quadro in cui ci muoviamo. Da una parte l'intervento dell'amministrazione per la realizzazione di un GRANDE EVENTO, anzi di un ennesimo grande evento visto che ormai a Roma ce ne sono diversi nel corso dell'anno (la NOTTE BIANCA e MEGACONCERTI), alcuni a pagamento altri per fortuna gratis, ma dove il gratuito non rappresenta quasi mai un reale coinvolgimento e partecipazione attiva o proattiva, ma anzi spesso una sola fruizione passiva.
Dall'altra luoghi come l'Angelo Mai, appropriazione di spazi e autorganizzazione, dove non sempre vengono rispettate tutte le regole (leggi o normative) ma che hanno una finalità superiore: quella di diffondere e promuovere cultura, sia a livello di fruizione che di espressione, quindi, se ci ponessimo a livello di Carta Costituzionale, dei grandi principi etici e morali, anche sul livello di senso dello stato e delle istituzioni, parliamo di azioni che risultano più incisive e coerenti rispetto alle norme spesso infrante (e parlo ad esempio di rispetto delle leggi sul diritto d'autore o della legge Urbani o Pisanu). Se la Costituzione prevede di promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica allora dubito che il ruolo odierno della SIAE sia costituzionale.
Cosa proponiamo
Noi non siamo contrari alla realizzazione di grandi Eventi, pensiamo sia normale per una grande Capitale Europea organizzare vetrine di visibilità, quello che pretendiamo è una attenzione alle nuove forme di realizzazioni culturali che mettono al centro la libertà della cultura e la libera fruizione e produzione delle opere di ingegno.
La nostra missione è quella di utilizzare pienamente e consapevolmente le opportunità che la tecnologia ci mette a disposizione, proprio in vista degli obiettivi costituzionali della promozione ed emancipazione dell'Umanità. Oggi e qui, nei paesi più avanzati, gli strumenti tecnologici sono a disposizione di molti (se non di tutti), sono aumentate esponenzialmente le possibilità di comunicare e formare reti sociali e culturali.
Noi rivendichiamo la libertà di disporre della tecnologia per produrre a basso costo, per produrre in maniera autonoma e indipendente, per esaltare la caratteristica predominante della forma produttiva dei beni immateriali: il ritorno alla centralità degli uomini e delle donne e la messa ai margini delle macchine e dei capitali. Oggi conta più la competenza, la passione e la creatività, la rete e la condivisione piuttosto che avere mezzi e soldi a disposizione.
Noi vogliamo introdurre sempre più forme di diffusione, distribuzione e condivisione che alimentino lo sviluppo della cultura, senza essere subalterni alla forma economica dello scambio materiale, ma anzi esprimiamo un concetto forte:
Nell'era della produzione immateriale, la funzione sociale della mercificazione capitalistica è finita.
Dare un valore ad ogni cosa, considerare tutto merce, e merce di scambio, non funziona più per le merci digitali e immateriali.
Per distribuire efficacemente la ricchezza culturale la forma merce è superata dalla comunicazione e condivisione, anzi imporre la forma merce significa introdurre concetti di rendita, significa impoverire, creare appositamente scarsità laddove c'e' abbondanza e illimitatezza, significa imporre dominio.
I potenti di turno, non potendo contare sulle posizioni di forza dovute al gap economico, che non rappresenta un grande limite alla produzione immateriale, cercano di creare ostacoli pretestuosi e lobbystici per difendere concetti ormai antiquati e fuori dalla storia. E allora ecco le esasperate e assurde leggi sul diritto d'autore per 70 anni dopo la morte, ecco la legge Urbani che manda in galera chi scarica mp3, ecco la legge Pisanu che prevede forme assurde per l'accesso ad internet point, ecco le forme di DRM o peggio il Trusted Computing che limita le funzionalità dei dispositivi e degli strumenti stessi.
Il mondo della rete sociale e virtuale è pieno di gruppi e persone di buona volontà che creano, producono, realizzano progetti, si attivano in maniera autonoma animati da buona volontà e senza grandi capitali. Destinando loro, anche dei piccolissimi finanziamenti i risultati ne sarebbero esaltati.
Faccio un esempio: noi il Linux Club, ospiteremo a fine novembre una rassegna LPM 2006, la terza edizione del Live Performers Meeting, ci parteciperanno artisti e veejay di tutto il mondo: ITALIA, FRANCIA, SPAGNA, BELGIO, UNGHERIA, GERMANIA, CANADA, POLONIA. Saranno oltre 120!!!
La manifestazione è completamente autoprodotta, è una esperienza unica. Roma diviene la culla della musica elettronica e delle sue derivazioni, e questa edizione pone la città al centro di questa innovativa forma espressiva che coniuga e contamina arte e tecnologia. E lo fa utilizzando pienamente le forme di condivisione del copyleft, del software libero, delle creative commons. E questo succede, non dico senza alcun finanziamento, ma senza che il Comune lo sappia minimamente!
Altro esempio: noi come Linux Club sosteniamo forme di autoproduzione musicali, tutelate da licenze Creative Commons, con cifre irrisorie, circa 500 o max 1000 euro, e lo abbiamo fatto già per 3 CD, Fronte Popolare per la Musica Libera, Fosca-Bernardo-Santese e Toti Poeta. Sarebbero veramente briciole per le istituzioni.
Come dice Manuel Poggiali su Carta, basterebbe un cinquantesimo di quanto stabilito per la realizzazione della Festa del Cinema per organizzare rassegne internazionali di cinema, come di letteratura, di video live, di concerti di musica.
Chiediamo sostegno, ma ci basterebbe anche un aiuto a rimuovere o addirittura a non frapporre ostacoli
Noi chiediamo spazi, ma preferiamo insediarci in luoghi che esistono e sono inutilizzati. Il nostro agire è ecologico e volto al recupero, non pretendiamo soldi, costruzioni, cemento e asfalto come fanno tanti altri che spesso stanno più a cuore all'amministrazione romana, ma vogliamo possibilità di esprimere e rivendicare anche quei principi etici che dovrebbero essere comuni a tutti, soprattutto a chi rappresentandolo, deve avere il senso dello Stato e delle Istituzioni: quello di agire per la città, per i cittadini, per l'umanità.
Nel caso della cultura e in generale della produzione di beni immateriali, il dovere delle istituzioni sarà quello di rendere disponibile questa produzione per tutti, senza pericolo che qualcuno se ne possa appropriare: è quello che facciamo adottando gli strumenti della condivisione (le licenze GPL o Creative Commons).
Noi chiediamo un rapporto più stretto con le istituzioni, per rivendicare le nostre esigenze. Personalmente non ho la cultura del conflitto, ma non abbiamo paura del conflitto, non lo cerco ma so che è una "dolorosa necessità" per chi vuole "liberare e liberarsi", ci impegneremo per aprire un serrato confronto, per stilare una piattaforma rivendicativa che non sarà solo "chiacchiere" e fumosa disponibilità, ma impegni precisi su punti precisi.
Francesco Tupone
Presidente dell'Associazione Linux Club Italia
