FPML - Radio Citta Aperta
Fronte Popolare per la Musica Libera e Radio Città Aperta
Progetto radiofonico di divulgazione di musica, saperi e materiali legati al mondo del solidarismo, del cooperativismo, della libertà di circolazione della cultura, del copyleft e delle nuove proposte per un nuovo modello di produzione, diffusione e fruizione del sapere.
A seguito dell'incontro del 2 Aprile il progetto radiofonico può iniziare concretamente la sua parte pratica, attraverso una calendarizzazione ragionata dei 5 appuntamenti che sono stati stabiliti a seguito degli accordi con la radio.
PREMESSE
- Le trasmissioni saranno registrate e pubblicate a mezzo di download gratuito dal sito del FPML. Il rilascio di questo materiale avverrà con licenza Creative Commons No commercial 2.5
- il programma inizierà con 5 appuntamenti di 20 – 30 minuti ognuno, a scadenza settimanale, utilizzando come giorno fisso il Venerdì pomeriggio, verso le 16.
- la prima puntata sarà trasmessa Venerdì 18 Maggio. Il programma, di conseguenza, seguiterà fino alla fine di Giugno
- i contenuti delle singole puntate saranno sviluppati e integrati sulla piattaforma di Frontiere Digitali, utilizzando il suo sito WIKI
- L'iniziativa potrebbe essere chiamata “Common People”. RCA ci lascia carta bianca in merito alla scelta del nome
- i referenti dell'iniziativa, per conto del FPML e della FHF saranno Gianluca Bernardo e Andrea Ruggiero
MATERIALE
- SIGLA della trasmissione: http://www.fpml.it/RCP/sigla-RCP.mp3
- SECONDA SILGA (più probabile) http://www.fpml.it/RCP/sigla-RCP2.mp3
probabilmente, NON ci sarà una sigla
CALENDARIO
I PUNTATA: Breve presentazione e storia del S.O. GNU/Linux
Venerdì 18 Maggio
REGISTRAZIONE PUNTATA
http://www.fpml.it/RCP/radiocommonspeople-PUNTATA1-150507.mp3
TESTO DELL'INTERVENTO DI ROBERTO TUPONE
http://fhf.it/Members/neo/intervista-a-radio-citta-aperta
Dopo una rapidissima panoramica che spieghi un po' al pubblico chi siamo e perché stiamo facendo questa cosa, spiegare come si è deciso di centrare, tra i vari temi possibili, la nostra attenzione sul nodo legato alla tematiche del diritto d'autore, della pirateria e delle nuove dinamiche con cui si produce e si fruisce la cultura. Le nuove prospettive che l'iniziativa vuole far conoscere partono dal software per arrivare alla musica: storia di Linux. Ospite in studio:
- Roberto Tupone: Associazione Linux Club Italia, Free Hardware Foundation
Possibili domande/spunti della puntata
- Presentazione del progetto, degli speaker e dell'ospite.
(ANDREA)
Bene, ci siamo. Bentrovati alla prima di queste 5 puntate di questo nuovo spazio che abbiamo intitolato Radio Commons People e che vi terrà compagnia tutti i venerdì, dalle ore 16:30 alle ore 17:00 sugli 88.9 di Radio Città Aperta. Io sono Andrea Ruggiero e con me in studio Gianluca Bernardo (Saluti); ospite di questa puntata, poi, Roberto Tupone, socio fondatore del Linux Club e ideatore della Free Hardware Foundation (saluti). Allora Gianluca, prima di intervistare Roberto vorrei che ci aiutassi a capire quali sono le due coordinate fondamentali che sono alla base di ogni trasmissione: chi siamo e perché stiamo qui.
(GIANLUCA)
Sia io che Andrea siamo dei musicisti e facciamo parte del Fronte Popolare per la Musica Libera. Il FPML è un coordinamento/laboratorio di artisti che si impegnano per sperimentare forme nuove, diverse e sostenibili di produzione, diffusione e fruizione della cultura, il tutto nell'ottica dello strumento cooperativo e solidale e con il preciso proposito di ribilanciare il rapporto tra mercato e arte a favore di quest'ultima. Radio Commons People è un progetto sviluppato in seno al FPML, con la partecipazione della Free Hardware Foundation che approda ai microfoni di Radio Città Aperta. In queste 5 puntate il nostro proposito sarà quello di cercare di tracciare un quadro, un profilo, del variegato mondo dell'alternativa al monopolio dell'industria musicale, a quello del copyright, dei costi alti dei cd, delle leggi cosiddette "antipirateria". Nei nostri incontri futuri parleremo principalmente di musica e di ciò che sta dietro alla musica, provando a spiegare in cosa consiste l'alternativa che questo movimento si sforza di proporre e mettere in pratica. Tuttavia alla base di gran parte delle idee che stiamo applicando e che vedremo prossimamente c'è l'informatica. Apparentemente musica e informatica sono molto lontane tra loro e non è facile capire quale possa essere il nesso fra questi due mondi.
(ANDREA)
Eppure il nesso c'è ed è fortissimo e si chiama "linux". Come dicevo poc'anzi abbiamo con noi Roberto Tupone, che è socio fondatore del Linux Club e ideatore della Free Hardware Foundation che ci aiuterà a capire meglio di cosa stiamo parlando.
- Cos'è il sistema operativo GNU/Linux?
- Perché un semplice cittadino dovrebbe utilizzare questo sistema, preferendolo a windows?
- Quali sono i Paesi nel mondo che hanno iniziato ad introdurre, all'interno del proprio apparato burocratico, Gnu/Linux? Si parla sempre di tagli alle spese pubbliche inutili, a tuo parere perché il nostro paese non adotta immediatamente questa soluzione?
- In termini economici, quanto risparmierebbe il nostro Paese se venisse imposto l'utilizzo del Gnu Linux nei settori della pubblica amministrazione?
- Qual è il principio etico che si cela dietro e in che modo questo principio può essere esportato al mondo della cultura?
- Cos'è il Linux Club e cos'è la FHF?
- Roberto, tu parli spesso di un mondo al bivio: da una parte la privatizzazioni e le multinazionali, dall'altra la condivisione e lo sviluppo della rete. Parlaci un po' di questa "scelta" a cui tu e quelli che ti sono vicini stanno dedicando tante energie
- C'era una volta Genova. Cosa è rimasto, come si è evoluto, qual è la storia di questo movimento?
- Saluti e brano di chiusura (Toti Poeta)
II PUNTATA: Il copyright e il copyleft
REGISTRAZIONE PUNTATA
http://www.fpml.it/rcp/radiocommonspeople-PUNTATA2-250507.mp3
La puntata è parziale; è interrotta al minuto 24. stiamo cercando di recuperare la versione integrale
Venerdì 25 Maggio
Rapida storia e descrizione del classico copyright. Viene poi l'avvento del copyleft, scaturito dalle GPL: in cosa consiste, come può essere utilizzato e soprattutto perché. Cercheremo di dimostrare per quale motivo liberare la cultura convenga molto di più che proteggerla, sia per l'autore che per il pubblico. Ospiti in studio:
- Arturo di Corinto: Docente universitario alla facoltà di Scienze della Comunicazione a La Sapienza; Free Hardware Foundation
- Lorenzo de Tomasi: Free Hardware Foundation; sviluppatore del progetto Creative Commons Italia; Sportello Liberius
- Emanuele Martorelli (Razmataz): riprese video
Traccia della puntata
- Saluti e presentazioni
(ANDREA)
Ben sintonizzati sulle frequenze di Radio Città Aperta per una nuova puntata di Radio Commons People,in studio con voi Andrea Ruggiero e Gianluca Bernardo del Fronte Popolare per la Musica Libera(saluti). Dunque, la puntata di oggi sarà particolarmente impegnativa, sia per il peso degli ospiti che siamo riusciti a trascinare in questo studio, sia per gli argomenti trattati, vero Gianluca?.
(BERNY)
E infatti, caro il mio Andrea, gli amici che sono qui con noi si pesano in carati, e non in chili. E' un vero piacere potervi presentare Arturo di Corinto, Docente universitario alla facoltà di Scienze della Comunicazione a La Sapienza e Lorenzo De Tomasi sviluppatore del progetto Creative Commons Italia; Sportello Liberius (saluti). Entrambi poi sono accomunati dal fatto di essere soci fondatori della Free Hardware Foundation. E un saluto lo facciamo anche ad Emanuele Martorelli, voce dei Razmataz, che oggi si occupa delle riprese video di questo appuntamento (saluti). Oggi affronteremo un argomento davvero fondamentale per il movimento della musica libera: cercheremo infatti di comprendere cos'è il diritto d'autore e che differenza passa tra una licenza di classico copyright del tipo "tutti i diritti riservati" e una licenza copyleft, del tipo delle GPL per l'informatica o delle Creative Commons per la cultura
(ANDREA)
Prima di iniziare ricordiamo che tutte le puntate di radio commons people saranno pubblicate e scaricabili (downloadabile non me uscirà mai) sul sito del FPML - www.fpml.it - al termine di questo ciclo di incontri. Per domande o curiosità c'è poi l'indirizzo mail del Fronte che è info@fpml.it. Ma cominciamo ad addentrarci nel mondo del diritto d'autore.
- Allora Lorenzo, il diritto d'autore è il riconoscimento della collettività, dello stato nel nostro caso, nei confronti di un autore che crea. Sopra questo diritto, considerato inviolabile, poggiano tutte le licenze, sie copyleft che copyright. Puoi spiegarci meglio in cosa consiste?
- Su molti cd, libri o supporti molti avranno notato quella "c" cerchiata che sta per "copyright". il copyright nasce 300 anni fa in Inghilterra seguendo il principio dei brevetti scientifici. In pratica serve ad un autore a tutelare la sua invenzione o creazione e a garantirgli lo sfruttamento, anche economico, delle sue potenzialità. Per moltissimi anni la licenza copyright è stata l'unica licenza utilizzata, riassumibile nella sigla "tutti i diritti riservati". Puoi spiegarci meglio cos'è una licenza e, in particolare, come funziona il copyright?
- Fin qui il copyright. Ad un certo punto, però, un informatico, tale Richard Stallmann, inventò un nuovo tipo di licenza. Lui era autore di software e si rifiutò di utilizzare il copyright perché voleva che tutti potessero aiutarlo a sviluppare senza dovergli chiedere tutte le volte il permesso. Scrisse così una nuova licenza che si chiamava GPL e che prevedeva la possibilità di evolvere e copiare un'opera senza la necessità di contattare l'autore. Per la prima volta un autore aveva limitato di sua volontà il copyright su una sua opera, facendo nascere il copyleft e scrivendo per la prima volta la frase "alcuni diritti riservati". Ora, caro Lorenzo, prendi fiato e raccontaci quello che sai sulle GPL, sulle Creative Commons, che sono la loro evoluzione "musicale", e su come le Creative Commons sono approdate in Italia dai lontani USA. VAI!
- Ok, adesso noi ci prendiamo una piccola pausa musicale e ci andiamo ad ascoltare un altro brano pubblicato in creative commons e scaricabile dal sito del fpml - www.fpml.it -. Al ritorno in voce faremo due chiacchiere con Arturo di Corinto per parlare un po' dell'etica che c'è dietro la scelta del copyleft, quindi restate con noi.
Ora ci andiamo ad ascoltare i romani Razmataz dal vivo, in acustico, durante la presentazione di liberalarte!2, la compilation del FPML di cui parleremo in seguito; la ripresa è della fine del 2005. L'inno degli ubriachi, razmataz, 29 ottobre 2005 al Linux Club di Roma.
L'INNO DEGLI UBRIACHI - RAZMATAZ
(tutto il live è scaricabile QUI!) In ultima battuta, in tramissione, si è optato per la versione da disco
- Ohhh! rieccoci qui, pronti per scambiare due parole con il nostro secondo ospite che è Arturo di Corinto, che oltre a fare il professore universitario in scienze della comunicazione alla Sapienza fa anche molte altre cose interessantissime e non è raro trovarlo in prima linea laddove il dibattito su questi temi brucia con maggiore forza. Allora: abbiamo visto cos'è il copyright e abbiamo visto cos'è il copyleft. Con il copyleft un autore rinuncia a parte del suo diritto per liberare la sua musica invece che proteggerla rendendo il suo cd, ad esempio, legalmente masterizzabile o la sua musica scambiabile in rete, sui circuiti di P2P. Noi, con il FPML, sosteniamo che questa scelta sia non solo giusta, ma conveniente per lo stesso autore e per la sua musica: "liberare conviene più che proteggere". Tu cosa ne pensi?
- Il copyleft si contrappone al copyright per il modo con cui considera il sapere. Per il copyleft il sapere è in parte un bene comune, che va condiviso e sviluppato in rete per il vantaggio della comunità, per il copyright il sapere, come altri beni, è privatizzabile e deve essere protetto e sfruttato economicamente, come una risorsa non diversa dal petrolio o un terreno, una casa o un'attività. Nel software il copyleft ha portato alla nascita del sistema GNU/Linux, il sistema operativo antagonista a windows e completamente gratuito di cui abbiamo parlato nella scorsa puntata; in medicina stanno nascendo, ad esempio, i primi farmaci senza brevetto, come l'antimalarico sviluppato da Marzo grazie a Medici Senza Frontiere che promette si curare milioni di africani - il principio è lo stesso - e nella cultura? nella musica? che prospettive ha il panorama culturale italiano se il copyleft dovesse riuscire a diffondersi? si avrebbero miracoli anche in questo caso?
- Un'ultima domanda, a cui vorremmo che rispondeste entrambi. Avete storie diverse, ma tutti e due risultate tra i fondatori della Free Hardware Foundation; vorrei sapere cosa significa questo per voi, che aspettative avete e in che modo la FHF, a vostro giudizio, rientra nella chiacchierata fatta oggi.
- Bene, è giunto il momento di salutarci. Vi diamo appuntamento alla prossima settimana, stesso orario stesse frequenze, quando assieme al Dottor Ermanno Pandoli parleremo di uno dei temi più controversi nel mondo della musica e della cultura: la SIAE.
Noi vi lasciamo ad un nuovo pezzo in creative commons e ci andiamo a sentire Franco Fosca direttamente dal disco "Ballate di Fine inverno" con la canzone "Quando io morirò". un abbracio e a presto!
Quando io morirò - Franco Fosca
- POSSIBILI SPUNTI:
Farmaco Antimalarico con brevetto libero - articolo da www.repubblica.it - 01.03.2007
III PUNTATA: La S.I.A.E. luci e ombre di uno degli ultimi monopoli
III PUNTATA IN MP3 http://www.fpml.it/RCP/radiocommonspeople-PUNTATA3-010607.mp3
Venerdì 1 Giugno
Quando nasce la Società? Qual è realmente il suo ruolo e per conto di chi opera? Quali sono i “vantaggi” che offre agli autori e a quale prezzo? Per quale motivo ostacola la diffusione della musica libera? E' davvero necessario iscriversi? Tutte le domande che possono celarsi dietro la sigla coniata alla fine del 1800. Ospite in studio:
- Dott. Ermanno Pandoli; Free Hardware Foundation, Sportello Liberius
(GIANLUCA)
Benvenuti a questa terza puntata di RADIO COMMONS PEOPLE, la trasmissione del Fronte Popolare per la Musica Libera in onda ogni venerdì su RADIO CITTA' APERTA che vi racconta un po' delle verità nascoste nei retroscena del mondo della musica e dei suoi diritti. Io sono Gianluca Bernardo e con me in studio c'è Andrea Ruggiero (saluti) Quest'oggi parleremo di una tema particolarmente dibattuto e spinoso: la Società Italiana degli Autori ed Editori, Meglio nota come SIAE.
(ANDREA)
Ciao a tutti. Per questa puntata abbiamo scelto di utilizzare anche dei contributi audio estratti da una vecchia puntata di REPORT, la trasmissione d'inchesta di RAITRE, dedicata proprio alla SIAE. L'intera trasmissione è disponibile sul sito del programma che è www.report.rai.it. Ma non saranno le sole voci ad aiutarci a capire meglio di cosa stiamo parlando. Con noi in studio, infatti, c'è anche il Dottor Ermanno Pandoli, giurista e socio fondatore della Free Hardware Foundation, nonché sviluppatore dello Sportello Liberius di Frontiere Digitali. Ciao Ermanno (Saluti)
(GIANLUCA)
Speriamo di non avere bisogno anche noi di un avvocato, caro Ermanno. La questione SIAE, infatti, è un osso duro e non è un mistero che dietro a questa società si muovano molti interessi. Come saprete sono previste altre due puntate di RADIO COMMONS PEOPLE. Speriamo di poterle continuare a trasmettere dagli studi di RADIO CITTA' APERTA e non da una cella di Rebibbia! Comunque il dovere di cronaca ci impone di fare questo viaggio, con la speranza di fare un po' di chiarezza su un tema in cui la chiarezza non cresce certo sugli alberi. Giriamo quindi la prima domanda al nostro ospite.
- Ermanno, potresti spiegarci in poche parole che cosa è la SIAE e chi è che la controlla?
La funzione istituzionale della SIAE consiste nella attività di intermediazione per l’esercizio dei diritti d’autore dei propri associati. Ciò significa che la SIAE concede licenze e autorizzazioni per l’utilizzazione delle opere tutelate (ad esempio: concerti, dischi e trasmissioni radiotelevisive), verifica le utilizzazioni su tutto il territorio nazionale, riscuote i relativi compensi e li ripartisce agli aventi diritto (autori, editori, eredi, ecc.), trattenendo una provvigione come contributo alle spese di gestione. E' controllata, e governata, dai propri associati: gli autori, gli editori e tutti coloro che, per motivi diversi, hanno acquisito diritti di utilizzazione economica su opere dell’ingegno. Gli associati alla SIAE eleggono, ogni quattro anni, i propri organi sociali ai quali è affidato il governo della Società. In via esemplificativa i maggiori e più importanti organi sono: 1) Il Presidente che è il rappresentante legale della Società ed è suo compito convocare e presiedere l’Assemblea ed il Consiglio di Amministrazione. 2) Il Consiglio di Amministrazione che rappresenta l’organo amministrativo della Società, di cui, tra l’altro, redige il regolamento interno ed il bilancio preventivo e consuntivo annuale. Dopo aver consultato le Commissioni di Sezione, determina annualmente i criteri su cui si basa l’ordinanza di ripartizione (cioè i criteri su cui vengono suddivisi gli introiti derivanti dall'utilizzazione da parte di terzi delle opere dell'ingegno tutelate dalla Siae) e li sottopone all'approvazione del Ministero incaricato della vigilanza della SIAE. 3) L’Assemblea che designa il Presidente ed una parte dei componenti del Consiglio di Amministrazione ed elegge i membri delle Commissioni di Sezione ed alcuni componenti del Collegio dei Revisori. Svolge, inoltre, compiti di vigilanza sul funzionamento della Società tramite l’approvazione di vari regolamenti organizzativi e del bilancio preventivo e consuntivo annuale.
Il controllo quindi parte dall'Assemblea. Ma, secondo un mio parere, nell'assemblea non vengono rispettati i rapporti di forza tra le parti, cioè tra gli autori e gli editori. La maggior parte degli iscritti alla Siae, infatti sono gli autori. Ma a questi non sono rappresentati in maniera proporzionale al numero. Infatti all'art. 4 dello Statuto Siae, si può leggere: "l'assemblea è composta da 64 membri, eletti ogni 4 anni dagli associati in modo da assicurare la rappresentanza di autori ed editori nelle seguenti proporzioni: 16 autori e 16 editori della musica [...]". Questa proporzione, indubbiamente, va a tutto vantaggio degli editori che hanno un peso ben maggiore rapportato al numero degli autori iscritti. Guardando al sistema elettorale e alla composizione dell'assemblea, non dovrebbe essere difficile dimostrare che la Siae è controllata, in realtà, dagli editori e non dagli autori.
- La siae ha un motto che dice "dalla parte di chi crea". Forse è proprio il punto di partenza per la nostra analisi. Prendiamo il caso degli autori e facciamo un esempio. Un autore che non sa molto di SIAE, diritti e simili, scrive e un pezzo e poi si accorge che il suo brano va difeso. capisce che vorrebbe tutelare la sua opera, dimostrarne la paternità, fruire del famoso "diritto d'autore" e magari ricevere dei compensi ogni volta che i suoi brani vengono eseguiti; un pensiero comune a molte persone che scrivono canzoni. Il nostro autore, in linea di massima, penserà di andarsi ad iscrivere in SIAE, convinto che questa società serva proprio per risolvere questi problemi: ottenere il diritto d'autore, la paternità, la tutela e le royalties di cui hanno bisogno le sue composizioni. Scoprirà - se è attento - che le cose vanno invece molto molto diversamente. Tanto per cominciare, come abbiamo detto la scorsa settimana, il diritto d'autore lo garantisce lo Stato e non la SIAE. La SIAE si limita, da una parte ad offrire un servizio di deposito che fa legalmente testo per dimostrare la paternità di una certa opera di fronte ad un tribunale, dall'altra quello di gestire i diritti di utilizzazione economica delle opere tutelate, riscuotere e versare agli iscritti le royalties. Ma il servizio di deposito lo potrebbe compiere un qualsiasi notaio o, molto più economicamente, un procedimento digitale come quello di COPYZERO che serve semplicemente a dire "questa canzone è mia": il diritto d'autore scatta di conseguenza. Per quanto riguarda la tutela, poi, è bene dire che, in caso di plagio, la SIAE non alzerebbe un dito. Poniamo il caso che siete iscritti SIAE e ad un certo punto vi accorgete che il nostro Andrea Ruggiero vi ha rubato una canzone. Voi andreste subito in SIAE a chiedere giustizia e trovereste una brutta sopresa. Vi accorgeste, infatti, che la SIAE si limita a fornirvi la prova che quello che gli avete depositato è vostro; poi il processo per plagio ad Andrea Ruggiero lo dovreste sostenere da soli, l'avvocato ve lo pagate voi, la denuncia la fate voi. Non c'è nessuna forma di assistenza o di tutela. La SIAE, al più, potrà farvi gli auguri. Tutela, paternità e diritto d'autore, quindi o non passano necessariamente per la SIAE, dal momento che ci sono valide alternative, o, come nel caso della tutela, molte semplicemente non sono un problema risolvibile dalla SOCIETA'. Vi direte: restano almeno le royalties: ossia i proventi che vi dovrebbero essere ripartiti ad ogni esecuzione del vostro brano. Anche qui, però, i coni d'ombra che si possono scovare sono tantissimi.
Andiamo ad ascoltarci il primo contributo di report, relativo proprio al pagamento dei diritti durante un concerto dal vivo e poi lo commentiamo assieme ad Ermanno. Aprite bene le orecchie a quello che dice Zulu dei 99 posse, intervistato in questo spezzone.
PRIMO CONTRIBUTO: MINUTO 17 DELLA PUNTATA - RIPARTIZIONE PROVENTI DEI CONCERTI DAL VIVO. INTERVENTO DEL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI E DI ZULO DEI 99 POSSE. Durata 1:41 [1]
- Commento di Ermanno al contributo di report
Indubbiamente esiste un problema pratico nella gestione della mole di informazione da parte della Società. Il problema potrebbe essere risolto se ci fosse maggiore elasticità nel controllo dei borderò, e nell'annullarli. Ma questo problema pratico ne crea un altro di tipo economico: pur annullando i borderò, rimane quanto versato dall'organizzatore del concerto. Naturalmente l'ammontare dei proventi non abbinati fa gola a molti.
- Senti Ermanno. Associandosi alla SIAE un autore, in sostanza, delega la società a gestire per lui il rapporto con i fruitori della sua opera. La SIAE svolge questo ruolo utilizzando il classico copyright. Questo significa che una volta che si è associati SIAE non è possibile rendere, ad esempio, masterizzabile o scaricabile la propria musica. in pratica, se così si può dire, la SIAE inizierà a tutelarci anche contro la nostra volontà. In cosa consiste questa delega che un autore rilascia alla SIAE e perché la società si rifiuta poi di assecondare l'eventuale volontà di suoi associati che, magari, vorrebbero "liberare" la loro creazione, per esempio per facilitarne la diffusione?
L'autore può gestire i propri diritti in due modi: o in via personale oppure dando mandato alla Siae. Il problema è che, da un lato la gestione personale del diritto d'autore è piuttosto difficile, in quanto il singolo non può avere il controllo in tutto il territorio italiano ddell'utilizzazione della propria opera. La Siae, invece, che ha uffici sparsi per tutto il paese ha questa possibilità di controllo. Il problema nasce però nel momento in cui si crea questo rapporto di mandato. Nel momento in cui l'autore sottoscrive l'associazione o il mandato alla Siae si impegna a conoscere e ad accettare le disposizioni statutarie e regolamentari della Siae. Nelle disposizioni regolamentari della Siae, che sono ora in corso di revisione, si legge all'art. 27: "Per effetto della protezione assunta dalla società è, in particolare vietato all'iscritto, quanto al territorio sul quale si estende la competenza della società per le varie sezioni, di percepire direttamente in tutto o in parte, i compensi previsti dalla società in corrispettivo delle utilizzazioni consentite, ovvero di rinunziarvi, ovvero di ridurne l'ammontare. E' altresì vietato all'iscritto di rilasciare direttamente permessi di utilizzazione, anche se a titolo gratuito.". Quindi con il rapporto di mandato o di associazione si sottoscrive anche questo impegno, cioè quello di non "liberare" la crezione o di dare la possibilità di una fruizione gratuita.
- Le incongruenze portano a dei paradossi. Vale la pena analizzarne uno che salta agli occhi. Se un autore SIAE fa un concerto di beneficenza non può in nessun modo rinunciare ai proventi SIAE, magari a vantaggio di questa o quest'altra ONLUS che già faticano a tirare avanti. la SIAE impone comunque il pagamento dei diritti, anche se l'autore richiede espressamente di non volerli.
Merita di essere ascoltato un'altra parte di REPORT, che si è occupata proprio di questo aspetto
SECONDO CONTRIBUTO: MINUTO 24:30 - LA SIAE NON SI FERMA NEANCHE DAVANTI ALLA BENEFICENZA: durata 3:04 [2]
- tempo fa, nel manifesto di fronitere digitali, si parlava di fair use della cultura, ossia di libero utilizzo delle opere in caso di utilizzi socialmente utili o didattici. Qui c'è un chiaro esempio di come sarebbe necessario adottare questo principio.
Infatti, anche se qui la responsabilità non è della Siae, che rappresenta solo la mano, ma dalla legge. La normativa italiana di diritto d'autore non ha una clausola generale paragonabile al fair use del copyright statunitense. Al contrario presenta una disciplina sintetica, frammentata e restrittiva delle libere utilizzazioni. E tutte le disposizioni in materia di libera utilizzazione, sono in realtà restrittive e non concedono nulla.
Esiste un grande fondocassa della SIAE in cui finiscono gli introiti non abbinati, ossia che non sono riconducibili a nessuno. Che fine fanno tutti questi soldi? sentiamoci un altro contributo di REPORT e poi ne parliamo con Ermanno
TERZO CONTRIBUTO: MINUTO 20:50 - COME VENGONO RIPARTITI GLI INTROITI "NON ABBINATI": durata 0:56 [3]
- Commento di ermanno
Come dicevo prima, il sistema elettorale crea una situazione in cui sono gli editori a decidere come suddividere i proventi non abbinati. Certamente non si può fare beneficenza con i soldi altrui, ma in una situazione di parità di forza tra autori ed editori, non sarebbe difficile raggiungere un accordo dove i proventi non abbinati vengano ripartiti agli autori delle opere utilizzate per programmi di beneficenza, in maniera tale da sollevare gli organizzatori dello spettacolo di beneficenza dai costi dell'utilizzazione dell'opera da versare alla Siae.
- Tante volte mi hai spiegato che se si è iscritti alla SIAE non è possibile, tecnicamente parlando, pubblicare opere in copyleft, come con le Creative Commons, ad esempio. Il copyleft in italia è quindi riservato solo ai pochi autori che non sono iscritti alla SIAE? Ce ne parli un po'?
Infatti. Tutto parte dall'impossibilità di controllare la propria opera nel momento in cui si è delegato alla Siae questo controllo e la gestione. Mi riferisco all'art. 27 già citato prima, dove si vanifica la possibilità di una circolazione gratuita dell'opera se l'autore è associato alla Siae. Ultimamente però si sono aperti degli spiragli, in quanto gli associati o mandatari della Siae possono limitare il mandato. l'autore, limitando il mandato ad alcune utilizzazioni, potrebbe perciò decidere come far circolare la propria opera. E' una via sperimentale a cui lo sportello Liberius sta lavorando per conto di alcuni autori che, pur essendo iscritti alla Siae, volgiono anche far circolare la propria opera utilizzando canali di distribuzione non convenzionali
- Sentiamo questo quarto contributo
QUARTO CONTRIBUTO: MINUTO 13:57 - LE FUNZIONI PARASTATALI DELLA SIAE: durata 0:21 [4]
- possiamo dire che, su certe questioni, la SIAE gestisca un vero e proprio monopolio che le è riconosciuto dallo stato. La SIAE è l'unica realtà che può gestire la parte economica del diritto d'autore. se si vuole essere pagati per lo sfruttamento dei propri brani è necessario essere iscritti. puoi spiegarci meglio i rapporti con lo stato di questa che, invece, resta una società sostanzialmente privata e non un ministero o un ente pubblico?
In realtà la Siae è un ibrido tra queste due entità. Questi poteri le vengono espressamente riconosciuti dalla legge, al fine di garantire al meglio i diritti degli autori, ma ancor di più degli editori. Il problema che questo monopolio non può essere sconfitto. già negli anni '80 la Corte Costituzionale si pronunciò su questa situazione. Purtroppo però non venne riconosciuto il monopolio della Siae nella gestione dei diritti, in quanto, si disse, l'autore non era obbligato al rapporto di mandato o di associazione, potendo, in via meramente virtuale direi, gesttire da solo i propri diritti.
- La SIAE pone quindi dei problemi allo sviluppo del movimento della musica libera. Quali sono le tue speranze per il futuro? Vorresti che venisse eliminata, che perdesse il monopolio o magari che andasse incontro ad una seria riforma interna?
La Siae indubbiamente svolge una funzione di garanzia, e quindi non auspicherei una "eliminazione" della stessa. Certo, presentandosi dalla parte di chi crea, dovrebbe avere maggiore attenzione ai nuovi artisti, garantendo un ritorno economico che funga da incentivo alla creazione, mentre, allo stato dei fatti, l'incentivo economico viene riconosciuto perlopiù alle case editrici musicali, multinazionali, che così diventano il timone che dirige la creazione. Questo è pericoloso perchè così facendo si condiziona la creatività, trasformando il prodotto culturale in una merce. La soluzione potrebbe essere una riforma interna, ma come abbiamo visto lo stessa sistema elettorale costituisce un muro difficile da superare. La soluzione, a cui sta semrpe lavorando lo sportello liberius, è quello di creare un coordinamento che aiuti gli autori non iscritti alla Siae alla gestione personale, ma coordinata, dei propri diritti. Creare una struttura parallela a quella della Siae ma senza creare un nuova entità che incorrerebbe negli stessi problemi che una organizzazione piramidale necessariamente ha. Gli strumenti informatici ci sono, è importante però raggruppare il maggior numero di autori non iscritti alla Siae, o iscritti con limitazione del mandato, per sperimentare una via alternativa a quella della Siae. Se qualcuno fosse interessato al progetto può scrivere una email all'indirizzo sportello.liberius@gmail.com. Allo stesso indirizzo email forniamo anche informazioni sull'utilizzo di licenze di libera distribuzione, contrattualistica editoriale e tutto ciò che rileva sotto il profilo del Diritto d'autore, anche in materia di software. C'è anche la possibilità di avere assistenza legale.
- Bene, direi che siamo giunti ai saluti. Abbiamo parlato di SIAE e dei suoi rapporti con le Creative Commons. Adesso ci andiamo a prendere Liberalarte!2, la compilation del FronteML e ci ascoltiamo il brano dei Kutso, che cade proprio a fagiuolo sul nostro discorso, dal momento che parla di edizioni siae, è pubblicato in CREATIVE COMMONS e il suo l'autore - un caro saluto a Matteo - è anche associato alla SOCIETA'.
insomma: buon ascolto contraddittorio a tutti voi, noi ci sentiamo venerdì prossimo, quando parleremo di download, P2P e delle leggi repressive che cercano di opporglisi. CIAO!
Kutso - 3 ANNI - LIBERALARTE!2 [5]
- POSSIBILI SPUNTI:
Storica puntata di REPORT sulla SIAE. E' semplicemente sconvolgente! Sarebbe interessante individuare alcuni punti particolarmente interessanti e proporli in radio come contributo audio, citando proprio REPORT come fonte.
IV PUNTATA: Il costo dei cd, l'era della P2P, la pirateria, la repressione e le forme alternative di diffusione della musica: tra "costo equo" e l'esempio di Dharmasound - una netlabel creative commons
Venerdì 8 Giugno
REGISTRAZIONE AUDIO DELLA PUNTATA - Durata 20 minuti
Perché spendere 20 euro per un cd originale quando si può scaricare gratuitamente su emule? Si vendono sempre meno dischi; di chi è la colpa? dei “pirati”? della “banda larga”? o, piuttosto, siamo di fronte ad un'industria discografica che ha fatto il suo tempo e non ha più risposte da offrire ad un mondo che, dall'era del vinile, è cambiato in molte delle sue parti? Si parlerà delle prospettive per il futuro, tra la repressione della Legge Urbani e le proposte del FPML in termini di taglio degli intermediari e “costo equo” della musica.
- intervento di Stefano Pala aka kurregomma, il direttore artistico di Dharmasound, netlabel indipendente che pubblica i suoi lavori con licenze creative commons: un esempio pratico di condivisione del sapere a beneficio dell'umanità.
(GIANLUCA)
Bentornati e Bentrovati a questa quarta e penultima puntata di Radio Commons People, la vostra guida per districarsi nel complicato mondo della musica e dei suoi diritti digitali, tra problemi e proposte. Con voi in studio, a rappresentare il Fronte Popolare per la Musica Libera, Gianluca Bernardo, che vi parla, e Andrea Ruggiero (Saluti). Oggi si parla di DOWNLOAD e di PEER TO PEER, ossia della diffusissima usanza di scaricare musica dalla rete e delle leggi che lo vietano.
(ANDREA)
Si, ciao a tutti. Effettivamente scaricare musica, in Italia, come nel resto del mondo, è assolutamente vietato, in quanto costituisce una violazione del diritto d'autore, che è ovunque riconosciuto. Non ostante i divieti, tuttavia, ci sono milioni di italiani che ogni giorni tirano giù musica da internet, rinunciando ad andare a comprare i cd nei negozi. E' la cosiddetta "pirateria". A noi, oggi, interessa capire cos'è, perché nasce e se è giusto o meno demonizzare tanta gente.
(GIANLUCA)
Infatti andrebbe capito meglio se il problema è delle persone che scaricano, ossia la maggioranza degli utenti internet, oppure se stiamo semplicemente assistendo alla fine dell'era del cd nei negozi a 20 euro e più. Analizzeremo la legge vigente, nota come LEGGE URBANI, le sanzioni previste e faremo due chiacchiere con il nostro ospite che è Stefano Pala "Kurregomma", direttore della NetLabel Dharmasound che un'alternativa la sta sperimentando concretamente; ciao Stefano (saluti)
- Allora, cominciamo dall'inizio. secondo la definizione di WIKIPEDIA, la libera enciclopedia online, il PEER TO PEER è una rete formata dagli stessi utenti che vi si collegano, dove possono essere scambiati dei file messi in condivisione. In pratica è una sorta di stanzona in cui si incontra tanta gente che porta con se i propri file. Una volta che si è nella stanza tutti possono copiare i file di tutti. Se io porto una canzone del nostro Andrea Ruggiero, ad esempio, tutti gli utenti presenti nello stanzone, se lo vogliono, possono farne una copia. In questo modo viaggiano milioni di copie digitali di canzoni, album e film. Va ricordato che il digitale permette di fare riproduzioni illimitate della stessa copia senza perdere mai in qualità.
- L'utilizzo delle reti P2P è illegale. La legge in vigore è stata votata dal governo di destra nel 2004 ed è nota come "legge Urbani", dal nome del ministro che l'ha ispirata; si tratta, in sostanza, di un aggiornamento della vecchia legge sul diritto d'autore, risalente al 1941. La Legge criminalizza tutti coloro che accedono a reti di Peer To Peer, come E-mule, WinMx e altre. Queste reti si basano, come detto, sul principio della condivisione, detto "sharing": tu puoi scaricare ciò che vuoi a patto che permetti agli altri di scaricare il materiale contenuto nel tuo computer. Far scaricare agli altri dal proprio pc, ossia condividere, diventa dal 2004 un reato PENALE: è questo il senso della Legge Urbani, la sua sostanziale novità. In pratica, se mettiamo a scaricare un brano del nostro Andrea Ruggiero, rischiamo di ritrovarci la fedina penale sporca, con tutte le conseguenze del caso. Ma chi ha ispirato il signor Urbani? Che bisogno c'era di una legge così priva di buon senso? Pensate che la norma prevede fino a 4 anni di galera per chi viola il diritto d'autore per fini di lucro, come fanno gli ambulanti che vendono i cd piratati sui marciapiedi. 4 ANNI DI GALERA! qualcosa, probabilmente, non funziona...
Il meccanismo della legge, poi, è ancora più subdolo. Il semplice download, infatti, rappresenta un semplice reato amministrativo, mentre è la condivisione che scade sul penale. Spesso però i programmi di P2P abilitano entrambe le funzioni come impostazione base; in nessun caso l'utente viene avvisato dei vari rischi che corre compiendo determinate azioni. Va detto, tuttavia, che se vengo sorpreso a condividere materiale coperto da diritto d'autore posso sempre pagare un'oblazione: con circa 3000 euro la mia fedina penale resta pulita. queste informazioni le abbiamo prese leggendo un articolo pubblicato sul forum del portale P2P Italia, dove veniva intervistato l'avvocato Daniele Minotti proprio in merito alla legge urbani.
- Ma visto che abbiamo parlato di galera, andiamo a prendere Liberalarte!2, la compilation del FPML edita in creative commons, e ci sentiamo un pezzo dei PRESI PER CASO, band romana proveniente dal carcere di Rebibbia che si chiama "CRISTO GOSPEL"
PRESI PER CASO - CRISTO GOSPEL - estratto da LIBERALARTE!2 http://www.fpml.it/RCP/Fronte Popolare per la Musica Libera - 10 - Presi per caso - Cristo gospel.mp3
- Si discute fino alla nausea se scaricare sia giusto o no, ma quasi mai ci si chiede PERCHE' la gente scarica invece di comprare i cd al negozio. Si da per scontato che le persone siano abituate a rubare, a delinquere, che non abbiamo rispetto per la legge; MA se proviamo a capovolgere il problema ci accorgeremo facilmente che acquistare i cd non è più sostenibile, perché il loro costo supera la soglia dell'equità, perché è davvero eccessivo. Le Major, infatti, impongono i loro CD a prezzi improponibili, che spesso superano i 20 euro. In molti casi le persone, pensate agli studenti o ai precari, sono COSTRETTE a scaricare perché l'alternativa è vivere nell'ignoranza, senza la possibilità di farsi una cultura. In tutta onesta, cari amici, ma voi ve la sentite di giudicare uno studente che paga 300 euro per un letto a prenestina se si scarica la novità discografica invece di comprarla? E se il download fosse semplicemente una risposta alle pretese di un mercato che, molto semplicemente, non è più competitivo, non è più al passo coi tempi?
- SUL COSTO DEI CD (PERCHE' I CD COSTANO TANTO) Gli audiofili di vecchia data certo ricorderanno la rubrica Contro il caro-disco sulla rivista Stereoplay circa 20 anni fa. Il problema sussisteva anche allora quindi e la comunità musicofila si era mobilitata, anche grazie all'appoggio della rivista in questione, per tentare di salvarsi dallo strangolamento delle Case discografiche. Passarono gli anni e del mercatino dell'usato e di quella rivista non si seppe più nulla. Arrivarono gli anni '80 ed il Compact Disc. Quale occasione migliore per poter aumentare il costo della musica se non quella dell'introduzione di un nuovo supporto ad altissima tecnologia ? E così accadde. Dopo una potentissima campagna pubblicitaria, sarebbe meglio dire lavaggio del cervello, tutti erano convinti che il nuovo supporto, eterno, indistruttibile, puro come la luce e, soprattutto digitale, parolina magica che evoca scenari da fantascienza in ogni cretino che si rispetti, sarebbe stato il degno sostituto del vecchio e preistorico LP. Amen.
Fu così che riuscirono a vendere il CD ad un prezzo superiore rispetto al vinile quando coloro che sapevano ed hanno taciuto erano ben consci del fatto che costa molto di più stampare un vinile che un dischetto argentato.Dunque, se fabbricare un semplicissimo compact disc costa all'incirca non più di 2 euro, per quale motivo le majors devono imporre un prezzo così alto?
- Caro Andrea, i cd costano tanto per una parola che tempo fa fu usata per parlare del costo eccessivo di zucchine e melanzane: la parola è "TRAFILA". Il modello di produzione utilizzato dalle major vede una lunga catena di professionisti e non che si interpone tra la composizione del brano e la sua vendita nel negozio in centro. Più gente è entrata a far parte della catena e più il cd costerà tanto.
La presenza di tanti intermediari va a ricaricare in maniera diretta e sistematica il costo del CD. La casa discografica mangia sul cd, i tecnici che hanno lavorato ora per ora alla realizzazione del lavoro (in barba alle nuove tecnologie, che permetterebbero di fare molte cose a casa) sono pagati col costo del cd, i grafici e i fotografi sono pagati ricaricando sul cd, la promozione idem e poi... dulcis in fundo, la DISTRIBUZIONE ai negozi, che a volte può arrivare a mangiare percentuali vertiginose. In questo modo, e con un po' di paraculismo proprio di chi deve guadagnare, il costo dei cd raggiunge e supera i 20 euro! Ma quello che ci chiediamo con il FPML è: nell'era del digitale, dove anche Moby si fa i dischi a casa, serve tutta questa gente che è rimasta ESATTAMENTE LA STESSA dell'era del vinile, quando la musica non si poteva scaricare e doveva essere portata casa per casa su vinile? Noi diciamo molto semplicemente: tagliate gli intermediari: scoprirete che i cd costeranno tra i 5 e gli 8 euro e che la gente sarà ben felice di comprarli. Perché 5 - 8 euro sono un prezzo che chiunque riconoscerà come equo; 21 no.
- Mobilitazione contro il Caro CD. In un paese democratico come il nostro ci si indigna, da qualche anno a questa parte, del caro prezzi...purtroppo all'interno di questo malcontento ancora non emerge un Movimento che si ponga da avanguardia nella lotta contro il caro cultura...certo, realtà come il Fronte da anni lottano per un accesso se non gratuito, per lo meno facilitato, all cultura...ma non basta! secondo te perchè la politica non da una risposta chiara e lineare in questo senso a chi si ciba quotidianamente di musica, arte ect?
- LA POLITICA DEL COSTO EQUO + LA RINUNCIA ALLA REPRESSIONE = DISTRIBUZIONE SOSTENIBILE DELLA MUSICA
- Chiediamo un commento a Kurregomma sulla tematica affrontata oggi e facciamoci raccontare dell'ESPERIENZA DI DHARMASOUND
- SALUTI E LANCIO CONTRIBUTO (INTERVISTA A ELIO E LE STORIE TESE). si può chiudere con questa splendida citazione: "E' pericoloso avere ragione quando le autorità costituite hanno torto" Voltaire, presa dal forum di P2p italia
INTERVISTA DI ALTROCONSUMO A ELIO E FASO DEGLI ELIO E LE STORIE TESE (Durata 5 minuti)
POSSIBILI SPUNTI
- Mi rendo conto del limite temporale al quale siamo vincolati...però credo sia importante citare anche le web radio che mostrano il marchio delle CC nei propri siti web..per non parlare poi della Polizia di Stato che tu stesso hai scoperto qualche settimana fa...insomma..potremmo toccare anche l'argomento dell 'informazione libera, come appunto quella di una web radio, attravero le Creative
- Qui c'è un'interessantissima intervista di altroconsumo a Elio e Faso degli Elio e le storie tese che dicono le stesse cose che diciamo noi. E' davvero interessante! [6] http://www.youtube.com/watch?v=AINPIXKSY4E&NR=1
abbiamo anche recuperato l'audio estraendolo dal documento di youtube. Qui trovate l'MP3 - dura 5 minuti
http://www.youtube.com/watch?v=vVNZmJmCPj8 qui Beppe Grillo parla dell ' Urbani per qualche secondo..potrebbe essere interessante
- Articolo su http://www.webmasterpoint.org/ che cita il primo cittadino italiano condannato secondo la legge Urbani a pagare 3500 euro LEGGI L'ARTICOLO
- il forum di P2P ITALIA ha intervistato uno studio legale, rivolgenogli una serie di utili domande in merito alla legge; cercando di capire cosa rischia un cittadino che scarica illegalmente LEGGI L'INTERVISTA
- Lo stesso avvocato - Daniele Minotti - rilascia una breve intervista a Punto informatico parlando della legge vigente. LEGGI L'INTERVISTA
V PUNTATA (unica puntata da 30 min) : il FPML e le sue proposte: la compilation “Liberalarte!2” come incarnazione concreta di tante idee sviluppate in 3 anni di movimento
Venerdì 15 Giugno
17 tra autori e artisti; probabilmente la prima compilation mai pubblicata in italia con le Creative Commons; prezzo imposto 4 euro; distribuzione cooperativa, intermediari tra i musicisti e il pubblico: nessuno. Storia di un disco atipico e prospettive per il futuro del progetto “liberalarte!”. In studio live set in acustico di uno degli artisti presenti nella compilation (da definire il nome)
ospiti in studio:
- Gianluca Gabrieli: fondatore del FPML, musicista
- Giovanni Santese: fondatore del FPML, musicista
brano da passare a metà puntata:
ZIA MARIA - THE END - Presentazione di LIBERALARTE!2 - Linux Club - 29 Ottobre 2005
TESTO DI PRESENTAZIONE DI LIBERALARTE!2 - OTTOBRE 2005
Il progetto LIBERALARTE!
Liberalarte! 2 è un disco “sperimentale”, realizzato grazie alle forze del Fronte Popolare per la Musica Libera (www.fpml.it), della sua webradiolibera “radiattiva” (www.fpml.it/radiattiva) e del prezioso contributo dell’Associazione “Linux Club Italia” (www.linux-club.org).
Si tratta di una compilation composta da 17 interventi , frutto di un’autoproduzione associata dei vari artisti che la animano. Questa autoproduzione si basa sul principio cooperativo, vero punto di forza di tutto il progetto frontista che è alle sue spalle.
Il Fronte Popolare per la Musica Libera, infatti, si batte per sperimentare concretamente forme diverse e sostenibili di produzione diffusione delle cultura, che poggino sulla cooperazione di base degli artisti e che mirino a ribilanciare i rapporti tra mercato ed arte, a favore di quest’ultima.
Liberalarte! 2, inoltre, è stata rilasciata con delle licenze sperimentali “copyleft”, denominate Creative Commons, che mirano a ricondurre all’autore di un’opera il diritto di decidere quali possano essere i limiti e le modalità della diffusione di questa opera. Chi acquista questo cd, è quindi libero di “riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire o recitare l'opera”, come espressamente citato nella licenza in questione.
Liberalarte! 2 è un cd audio originale a tutti gli effetti, dotato di regolare (e costoso) contrassegno SIAE, reso obbligatorio dalla legge. Il suo costo, tuttavia, non è di 21 euro, come avviene per i normali ce “originali”, ma di soli 4 euro, a dimostrazione di come sia è possibilissimo distribuire la cultura anche a prezzi accessibili
Liberalrte! 2 viene distribuita con lo stesso principio cooperativo che ne ha permesso la pubblicazione. Saranno gli stessi artisti, infatti, a diffonderne il progetto e il messaggio provando, anche in questo caso, a battere strade nuove o poco percorse nel tortuoso cammino che in questo paese porta alla diffusione della cultura.
Riteniamo che la battaglia per una cultura libera, indipendente, autogestita e “popolare” sia oggi un passaggio necessario per mantenere e sostenere - in questo nostro paese - un tessuto culturale e sociale dinamico, innovativo ed in grado di offrire e divulgare le riposte che il nostro tempo chiede.
Liberalarte, nel suo piccolo, è un atto concreto, che inizia e finisce con una profonda coerenza.
Il suo esempio può essere seguito da chiunque lo ritenga opportuno.
Speriamo davvero che questo possa avvenire
L’ARTE NON E’ UNA MERCE
- POSSIBILI SPUNTI:
il minisito su Liberalarte!2 (vedere contenuti della presentazione)
Partecipanti
- Segue l'elenco delle persone che si sono rese disponibili a dare il proprio contributo allo sviluppo del progetto:
- Gianluca Bernardo - fondatore del FPML, fondatore della Free Hardware Foundation e voce e autore dei Rein (disco in CC)
- Andrea Ruggiero – FPML, speaker radiofonico e violinista dei Legittimo Brigantaggio
- Seguono poi, in pianta stabile o come principali contributi alle varie parti in cui si potrebbe sviluppare il progetto
- Roberto Billi – voce e autore dei Ratti della Sabina
- Ermanno Pandoli – fondatore della Free Hardware Foundation, gestore dello sportello liberius. Avvocato, ha ottenuto per conto della gelateria alternativa Fiordiluna il progetto pilota della SIAE che permette, per la prima volta, la diffusione di musica in CC senza pagare la SIAE (detto in soldoni)
- Lorenzo De Tomasi – fondatore della Free Hardware Foundation, assieme ai giuristi di Torino importò le Creative Commons in Italia adattando la licenza americana alla nostra legislazione, nel 2004.
- Roberto Tupone - ideatore e fondatore del Linux Club e della Free Hardware Foundation.
- Emanuele Martorelli - FPML, voce e autore dei Razmataz, scrive su Aprile, Bazarweb e Mescalina
- Toti Poeta - FPML, disco in CC
- Francesco Petetta - FPML, fondatore della Free Hardware Foundation, coordinatore di Radiattiva, la radio libera del FPML
- Stefano Pala - Dharmasound, direttore artistico e musicista elettronico comosciuto come kurregomma
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