FHF - 27072007-Atti-05
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Perchè sono necessarie le licenze Creative Commons
Le licenze Creative Commons sono nate con uno scopo preciso: rendere libero quello che la legge ritiene esclusivo. Esclusivo. Si parla di sempre di diritti esclusivi. Esclusivo è una parola che va sempre a braccetto con diritto d'autore. Il perchè è chiaro: fino all'avvento delle nuove tecnologie la veicolazione dell'opera culturale doveva necessariamente seguire una diffusione uno-molti. L'uno che diffondeva era, ed è di solito, un produttore o un editore che metteva in essere un forte investimento economico per acquistare la tecnologia, fino a poco tempo fa non a basso costo come oggi. Per rendere quindi economicamente appetibile un investimento del genere occorreva che all'editore venisse concesso (in esclusiva) il diritto di commercializzare l'opera. Esclusivo, qualcosa che esclude gli altri dal fare la medesima cosa. Viviamo adesso in un periodo dove invece la tecnologia non ha più i costi del passato. Gli atti che prima doveva sostenere un editore o un produttore discografico sono semplicemente realizzabili con un normale pc, a casa, o attraverso uno studio di registrazione non professionale.
Nonostante questo la parola esclusivo non è ancora scomparsa. Perchè? A cascata, dopo le basilari nozioni di diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'ingegno, sono nati diversi diritti, a protezione non dell'autore, vero creatore e diffusore dell'opera, ma dei produttori ed editori che nulla hanno a che fare con la creazione dell'opera dell'ingegno ma che investono per produrre l'oggetto economicamente valutabile che contiene l'opera dell'ignegno: il supporto.
Un esempio: nella realizzazione del fonogramma contenente l'opera musicale, gli autori hanno fatto la loro parte, ma questo non basta. Nella complessa macchina normativa della legge sul diritto d'autore, non appena l'opera esce dalla mente degli autori entra in gioco il produttore musicale: a questo viene ceduto, in esclusiva, il diritto di prima fissazione dell'opera sul supporto. Da qui, e nonostante qualsiasi accordo tra autore e produttore, la legge sul diritto d'autore attribuisce diritti assoluti e diritti di credito. I primi sono relativi al diritto esclusivo:
- di duplicare il fonogramma,
- di distribuirlo,
- di noleggiarlo,
- di concederlo in prestito
- di metterlo a disposizione del pubblico (anche attraverso le reti telematiche).
La seconda tipologia di diritto riconosce al produttore il diritto esclusivo a - esigere un compenso dall'utilizzatore qualora il fonogramma sia utilizzato,
- sia per fini di lucro che non
- a mezzo della diffusione radiofonica
- televisiva,
- a mezzo della cinematografia,
- nelle pubbliche feste danzanti,
- nei pubblici esercizi
- ed in occasione di qualsiasi altra utilizzazione.
Sempre rientrante in questa categoria è - il diritto di esigere, quale compenso per la riproduzione privata ad uso personale e senza scopo di lucro di fonogrammi, una quota del prezzo di vendita al rivenditore di nastri o supporti analoghi di registrazione.
Non stupisce, a questo punto, che il giro di affari sul prodotto culturale, crea un fatturato maggiore del mercato delle armi e della droga, se la legge permette ad un imprenditore di vendere lo stesso prodotto per ben 14 volte. Le licenze di libera distribuzione servono a questo. Nel momento in cui l'innovazione tecnologica fornisce alla società i mezzi per accedere alla cultura ad un costo minore, si devono cedere quei diritti che permettano effettivamente la fruizione da parte degli utilizzatori, senza far incappare nelle reti della giustizia gli inconsapevoli utenti. Per esempio: la Siae ti tutela anche contro la tua volontà. Se sei un artista che abbia dato il mandato alla Siae per la raccolta dei proventi derivanti dal diritto d'autore, non puoi rilasciare la tua opera con una licenza Creative Commons o similare.
E' per questo che è nato lo sportello Liberius, per dare una mano a quegli autori, o anche produttori ed editori, che vogliano utlizzare un diverso sistema commerciale per la veicolazione dell'opera, in un contesto dove questo sistema commerciale non è regolato e, anzi viene avversato da più parti, con regolamenti e leggi che, pur predicando lo sviluppo della cultura in realtà lo osteggiano.
La Creative Commons e la licenza Diffusion.
Le licenze Creative Commons sono conosciute a tutti, quella Diffusion sicuramente un po' meno. Per fare un discorso pratico si può dire la che la Diffusion è una specie di add-on per risolvere un problema di tipo pratico, avvenuto in un contesto particolare:
Giusto un anno fa si rivolse allo sportello Liberius un esercizio commerciale, una gelateria, con un problema. Avrebbe voluto diffondere musica d'ambiente nel suo locale utlizzando musica rilasciata sotto licenza Creative Commons. Il problema stava nel fatto che la Siae avrebbe voluto in ogni caso riscuotere i compensi derivanti dall'utilizzazione commerciale (vedi punto 12). Fin qui nulla di sbagliato, se non che:
- gli autori non avrebbero comunque percepito il compenso in quanto non iscritti alla Siae
- Il compenso sarebbe stato redistribuito ad altri autori e case discografiche. Nella fattispecie quelle che già vendevano di più, e cioè la grandi major discografiche
- l'autore espressamente permetteva la diffusione della propria opera, per scopi non commerciali e cioè senza uno scambio monetario diretto, senza riserve.
La Siae in realtà si sarebbe appropriata di denaro indebitamente, se non fosse intervenuto lo sportello Liberius a chiarire i termini della licenza per la diffusione.
L'ultimo problema, che ha portato alla nascita della licenza Diffusion è stato che, secondo alcuni dirigenti Siae, la diffusione in locali commerciali rappresenta un utilizzo commerciale. Quindi era necessaria una dichiarazione espressa che specificasse i termini di diffusione anche nei locali commerciali. La differenza nelle 2 licenze è che la prima, la Creative Commons, è autonoma, e risolve tanti problemi della circolazione dell'opera dell'ingegno sulle reti telematiche. La Diffusion cerca di risolvere un problema pratico. Come lo sportello Liberius, cerca di risolvere problemi pratici per trasportare dal mondo virtuale al mondo reale i diversi sistemi organizzativi ed economici, cercando di ripercorrere la strada già battuta da altri, i programmatori software.
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