FHF - 27072007-Atti-03
Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).
Dossier Trashware
Con il termine Trashware si intende il riutilizzo proficuo di computer dismessi e altrimenti destinati allo smaltimento. La parola nasce dall'unione dei termini «hardware» e «trashing». I PC dismessi vengono recuperati e riqualificati mediante Software Libero.
Una ricerca dell'Office of Government Commerce britannico, un'agenzia governativa, informa che usare il sistema operativo Open Source Linux sui computer significa ridurre l'e-waste (spazzatura elettronica). In un paragrafo denominato Hardware resources and the “Green” agenda si legge che in molti casi Linux “richiede meno risorse di memoria e un processore di velocità inferiore” per eseguire compiti che sistemi proprietari, come Microsoft Windows possono portare a termine con Hardware “maggiorato”. Inoltre si sostiene che “i sistemi operativi Open Source, come Linux generalmente non fruiscono di periodici importanti aggiornamenti, che sono invece una funzionalità di Windows, e quindi non hanno necessità di aggiornare i computer come richiesto da questi aggiornamenti. Questo significa che un computer su cui gira Linux può avere una vita significativamente più lunga di un computer equivalente su cui giri Windows”.
Vi è quindi un impatto positivo, oltre che sui costi, anche sull'ambiente perché viene richiesta minore energia durante l'uso e nella costruzione dei dispositivi e una riduzione dei costi di smaltimento dei computer obsoleti. Per Binario Etico Trashware vuol dire promuovere una logica di riuso e non di spreco, che si oppone al meccanismo consumistico che induce ad acquistare prodotti sempre più evoluti, dal design sempre più accattivante, con grande ricorso a prodotti "usa e getta", che appena comprati sono già superati da nuove innovazioni, prodotti spesso inutili o non indispensabili.
Lo scenario del settore informatico, infatti è caratterizzato da un elevato dinamismo. Le nuove tecnologie sono sempre in continua evoluzione, la velocità con cui invadono il mercato, volta a rispondere alla domanda sempre più crescente di prestazioni sempre più elevate dei PC, ha portato al mutamento del concetto stesso di obsolescenza: i computer sono considerati obsoleti, cioè “inadeguati” a offrire le prestazioni richieste, già dopo due anni. A rendere obsoleto l'hardware è in realtà il software che viene usato, spesso non ottimizzato e inutilmente sofisticato per gli utenti comuni. Questi, nella maggior parte dei casi, avrebbero bisogno di semplici programmi di video scrittura, calcolo, navigazione in Internet e grafica. Invece la continua rincorsa tra hardware e software, fomentata dalle grandi multinazionali dell'informatica, costringe all'acquisto di macchine sempre più potenti con le quali si svolgono praticamente le stesse funzioni di dieci anni fa: una spirale che alimenta la corsa all'acquisto di nuovi PC, i cui costi risultano ridotti a fronte dell'elevata concorrenza nel settore. Il Trashware ha quindi lo scopo di ritardare il momento in cui il computer viene avviato alla discarica, infatti con meccanismi opportuni di riqualificazione esso verrà smaltito chimicamente solo quando non più funzionante e non avrà più nessun valore residuo. All'interno di un ideale ciclo di vita di un PC, il Trashware rappresenta una fase, a nostro avviso necessaria, prima dello smaltimento vero e proprio.
Uno studio delle Nazioni Unite, Computers and the Environment Understanding and Managing their Impacts, prende in esame l'impatto ambientale dei personal computer. Stando al rapporto, voluto e finanziato dall'ONU, anticipato da Agence France-Press, realizzare un PC con monitor per complessivi 24 chili significa consumare dieci volte tanto quel peso in sostanze chimiche e combustibili fossili. Secondo lo studio, la realizzazione di un computer tradizionale, come i tanti che vengono prodotti e venduti in tutto il mondo, richiede complessivamente l'utilizzo di 1,5 tonnellate d'acqua, 22 chili di sostanze chimiche e almeno 240 chili di combustibili fossili. Eric Williams, ricercatore dell'Università delle Nazioni Unite di Tokyo, autore dello studio, è convinto che, per diminuire l'impatto ambientale, è meglio prolungare la vita d'uso del computer che destinare i PC agli impianti di riciclaggio, che necessitano comunque di molta energia: la soluzione migliore è quella del mercato di seconda mano.
Lo studio ricorda che ogni anno vengono venduti nel mondo 130 milioni di computer: è evidente che il problema dell'e-waste ha raggiunto proporzioni critiche a causa della veloce obsolescenza dovuta ad una tecnologia in continua e rapida evoluzione. Nei prossimi anni si stima che per ogni computer immesso sul mercato un altro computer diventerà obsoleto.
Sembra certo poi, che alla ?ne di questo decennio, il numero di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) ?niti nelle discariche arriverà a quota 3 miliardi (cifra che comprende computer, cellulari, televisori, frigoriferi, stampanti e tutte le periferiche).
Molti dei prodotti elettronici a fine vita, invece potrebbero essere normalmente riutilizzati, aggiornati o riciclati, ma si stima che più del 75% degli stessi sia immagazzinato o buttato, a causa soprattutto della scarsa conoscenza ed organizzazione per la gestione dei diversi materiali in essi inclusi.
Il vero problema dei rifiuti elettronici è il potenziale impatto ambientale conseguente alla gestione del loro fine vita, per effetto delle sostanze pericolose contenute nelle apparecchiature unitamente alle plastiche non-biodegradabili. Si pensi che un'apparecchiatura di uso informatico è un insieme estremamente complesso di più di 1.000 diversi materiali, molti dei quali pericolosi (es. piombo, cadmio, mercurio e cromo). Limitandosi ai principali, si riporta, a titolo di esempio, la ripartizione degli elementi presenti in un personal computer con l'efficienza del processo di riciclaggio dei singoli materiali componenti:
| Materie plastiche | 22,9907 | 20% |
| Piombo | 6,2988 | 5% |
| Alluminio | 14,1723 | 80% |
| Germanio | 0,0016 | 0% |
| Gallio | 0,0013 | 0% |
| Ferro | 20,4712 | 80% |
| Stagno | 1,0078 | 70% |
| Rame | 6,9287 | 90% |
| Bario | 0,0315 | 0% |
| Nichel | 0,8503 | 80% |
| Zinco | 2,2046 | 60% |
| Tantalio | 0,0157 | 0% |
| Indio | 0,0016 | 60% |
| Vanadio | 0,0002 | 0% |
| Berilio | 0,0157 | 0% |
| Oro | 0,0016 | 99% |
| Europio | 0,0002 | 0% |
| Titanio | 0,0157 | 0% |
| Rutenio | 0,0016 | 80% |
| Cobalto | 0,0157 | 85% |
| Palladio | 0,0003 | 95% |
| Manganese | 0,0315 | 0% |
| Argento | 0,0189 | 98% |
| Antimonio | 0,0094 | 0% |
| Cromo | 0,0063 | 0% |
| Cadmio | 0,0094 | 0% |
| Selenio | 0,0016 | 70% |
| Radio | 0,001 | 50% |
| Platino | 0,0001 | 95% |
| Mercurio | 0,0022 | 0% |
| Silicio | 24,8803 | 0% |
Electronics Industry Environmental Roadmap, Austin (TX) 1996
Senza un adeguato trattamento preliminare le apparecchiature elettriche ed elettroniche provocano gravi problemi ambientali durante la fase di gestione dei loro rifiuti. I dati relativi alla raccolta differenziata giornaliera hanno rivelato che più del 50% dei computer dismessi sono ancora in buone condizioni di funzionamento, ma sono ugualmente eliminati per fare spazio alle tecnologie più recenti.
Ad acuire il problema vi è il fatto che il processo di riciclaggio e smaltimento dei PC, a causa delle sostanze contenute al loro interno, è molto pericoloso, sia per l'ambiente sia per le persone addette a tali attività. Per dare un'idea dell'entità del problema e delle conseguenze che producono molti dei materiali di cui un PC si costituisce, di seguito verranno elencate alcune sostanze e i loro gravi effetti se non recuperate o correttamente smaltite:
Il piombo. Nelle apparecchiature elettroniche viene utilizzata una percentuale compresa tra l’1,5 e il 2,5% di tutto il piombo estratto attualmente al mondo, principalmente per il vetro dei tubi catodici e per le saldature indispensabili nell’assemblaggio dei circuiti stampati. Costituisce il 6% di un computer ed è un metallo che può essere quasi interamente recuperato attraverso il riciclaggio: se invece si diffonde nell'ambiente, il piombo causa il saturnismo negli animali e nell'uomo e può inibire i processi microbici e ridurre i processi di decomposizione degli elementi nel suolo. Gli effetti nocivi riscontrati in persone esposte per motivi professionali a questa sostanza coinvolgono il sistema nervoso centrale e periferico, quello circolatorio, quello endocrino ed i reni. Lo stoccaggio anche temporaneo, di apparecchiature elettriche ed elettroniche in siti di smaltimento o discariche può provocare l'inquinamento delle falde acquifere sottostanti se il terreno non è adeguatamente impermeabilizzato.
Il mercurio. Nelle apparecchiature elettroniche viene utilizzato il 22% di tutto il mercurio prodotto nel mondo, esso è utilizzato soprattutto nei termostati, nei sensori di posizione, nei relais e negli interruttori; è presente poi nelle batterie e nei circuiti stampati. Nelle persone che vi entrano in contatto produce danni al cervello ed in particolare alle zone che regolano la vista, l’equilibrio ed il coordinamento; causa avvelenamenti acuti o cronici sia per ingestione che per inalazione: gli organismi viventi non hanno la capacità di espellere il mercurio, che si accumula e si amplifica nella catena alimentare, fenomeno noto come biomagnificazione.
Il cromo. Largamente impiegato nelle industrie galvaniche, è altamente cancerogeno nella specie esavalente. Viene usato da alcuni produttori di PC per difendere contro la corrosione le placche d’acciaio non trattate e galvanizzate. Questo metallo contamina spesso anche le acque profonde, tanto che è stato riconosciuto responsabile di casi di cancro in comunità che si approvvigionano di acqua potabile inquinata. Può essere assorbito facilmente dalle cellule e può portare forti reazioni allergiche. L’incenerimento non controllato di spazzatura contenente cromo è stato bandito tramite apposite convenzioni internazionali proprio a causa dell’alta nocività delle ceneri che da tale incenerimento si possono sprigionare;
Il cadmio. Secondo le stime dell’agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPA), la dismissione di oltre 315 milioni di computer avvenuta tra il 1997 e il 2004 sul territorio dell’Unione Europea ha reso necessario avviare a trattamenti specifici 900 tonnellate di questo elemento. Il cadmio è nocivo perché compromette le funzioni renali e riproduttive e causa una demineralizzazione dell’apparato scheletrico. L'alluminio. Costituisce il 15% circa di un pc, se raggiunge alte concentrazioni nell'acqua diventa tossico per animali e piante.
Materie plastiche. Rappresentano il 23% di un computer. La maggior parte di tale quantità è costituita da PVC, usato ?no alla metà degli anni novanta è per la sua resistenza e la non infiammabilità. La successiva scoperta della sua alta nocività durante l’incenerimento ed il riciclaggio ne ha causato la messa al bando successiva. Oggi al posto del PVC si usa l’ABS ma le grandi quantità di ri?uti elettronici da smaltire ne fanno ancora una minaccia per l’ambiente;
Ritardanti di fiamma Bromurati. I brominati sono una classe di sostanze chimiche utilizzate nei pc per garantire protezione contro l’in?ammabilità per la loro proprietà di ritardare la combustione dei materiali plastici innalzando la temperatura d’innesco. Presentano una tossicità e producono degli effetti comparabili a quelli delle diossine.
Secondo il WWF, l’incenerimento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) emette nell’atmosfera circa 36 tonnellate di mercurio e 16 di cadmio all’anno, e contribuisce per più di metà del piombo immette negli inceneritori.
Il quadro legislativo nazionale ed internazionale sull’ambiente è in continua evoluzione e c’è sempre più l’esigenza di controllare il ciclo di vita dei prodotti e prevedere il loro recupero e smaltimento una volta terminato il loro utilizzo. L’Italia con il decreto lgs. 22/1997 (Ronchi) individua all’articolo 44 i beni durevoli per uso domestico come categoria di rifiuti da assoggettare a particolari regimi di gestione, fra questi rientrano i personal computer. All'interno dello stesso articolo si recita anche: “...i beni durevoli per uso domestico esaurita la loro durata devono essere riconsegnati a un rivenditore contestualmente all'acquisto di un bene di tipologia equivalente(...). I produttori e gli importatori devono provvedere al ritiro, al recupero ed allo smaltimento dei beni durevoli consegnati dal detentore al rivenditore”. E' altresì incentivato il recupero e il riciclaggio dei componenti e dei materiali costituenti tali rifiuti (art. 3) e la prevenzione finalizzata alla produzione dei rifiuti (art. 4).
La definizione pratica ed operativa del sistema era affidata in parte ad Accordi di programma tra i diversi attori della filiera. Per legge, anche in assenza della stipula di Accordi di Programma, la responsabilità sulla gestione del rifiuto tecnologico e degli oneri derivanti era di produttori ed importatori. Come nel resto d'Europa, nel nostro paese gli Enti locali si sono trovati però a dover fronteggiare l'emergenza della crescita vertiginosa dei rifiuti elettronici. Mentre le grandi aziende e le banche sono quindi state obbligate a provvedere a proprie spese allo smaltimento dei beni a fine vita, per i privati, per le famiglie ed i piccoli uffici non vi erano molte alternative alla consegna di vecchi PC alle piattaforme ecologiche comunali o a quei rivenditori che le accettavano. Questa situazione ha portato spesso a comportamenti che sono poi sfociati nell'illegalità con il conseguente recupero dei rifiuti abbandonati ai bordi delle strade e la bonifica delle discariche abusive a totale carico delle Pubbliche Amministrazioni e, conseguentemente, della collettività.
Per quanto riguarda il contesto comunitario, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto di recepimento della Direttiva comunitaria WEEE (Waste from Electral and Electronic Eqipment) 2002/96/CE, in italiano detta anche RAEE(Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e della direttiva comunitaria RoHS(Restriction of Hazardous Substances) 2002/95/CE, entrambe risalenti al 27 gennaio 2003 ed emesse con la finalità di prevenire la produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche e promuovere il reimpiego, riciclaggio e altre forme di recupero in modo da ridurre la quantità da avviare allo smaltimento in discarica oltre a prevedere il divieto e la limitazione di utilizzo di piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente ed alcuni ritardanti di fiamma nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Le direttive della Comunità Europea sono state percepite dall'Italia con una prima disposizione di attuazione entro il 31 agosto 2006, poi slittata al 31 dicembre 2006. Dal 1° gennaio 2007, quindi, anche in Italia, la nuova normativa obbligherà produttori e commercianti di prodotti elettrici ed elettronici ad occuparsi del loro trattamento finale, ovvero recupero e messa in sicurezza, e dovranno anche impegnarsi ad una progettazione accurata che favorisca lo smontaggio e il recupero delle parti.
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