FHF - 2007-04-25-Manifesto
Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).
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Una cella in difesa di copyright e brevetti
Arriva al parlamento europeo la direttiva in difesa della proprietà intellettuale. Ogni violazione sarà considerata reato e le indagini potranno essere svolte anche dalle imprese. Critiche da parte dei gruppi per libertà civili
Francesca Bria - Il Manifesto, 25 aprile 2007
E' previsto per oggi al Parlamento Europeo il voto in seduta plenaria della Direttiva relativa alle misure «per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale». Ipred2, questo il in nome in codice della direttiva, è il secondo tentativo della Commissione Europea di istituire norme giuridiche sulla violazione della proprietà intellettuale e di lotta alla contraffazione e la criminalità attraverso un'armonizzazione delle leggi dei paesi europei. «Le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale sono proibite in tutti gli stati membri. L'articolo 61 dei Trips contiene già degli ampi provvedimenti contro la pirateria nell'Unione europea. Quindi perchè un'armonizzazione più estesa?». Sono queste le parole usate dal «Max Planck Institute for Intellectual Property», prima istituzione tedesca su questi temi, per bocciare la direttiva. Ha rincarato la dose il parlamento olandese: «Sarebbe stato meglio se la Commissione Europea avesse scritto una misura per rendere le sanzioni "efficaci, proporzionate e dissuasive", lasciando la decisione finale e l'esatta natura del provvedimento agli Stati Membri».
La direttiva, nel caso fosse approvata, impone, questa la novità più eclatante, agli stati un diritto penale minimo in materia di contraffazione, unificando violazioni di marchio, di brevetti e di diritti d'autore, senza che vi sia però un quadro chiaro di riferimento delle norme che definiscono la contraffazione stessa. Inoltre, sempre se la direttiva sarà adottata, «aiutare, favorire o incoraggiare» la violazione di copyright su «scala commerciale» sarà considerato reato. Ma è attorno al concetto di «scala commerciale» che si sono addensate le critiche. Non è chiaro infatti cosa si intende per «produzione su scala di più esemplari di prodotti abusivi nell'ambito di una attività commerciale organizzata». Inoltre, la direttiva prevede che le major possano affiancare la polizia nelle indagini giudiziarie come parte di «team comuni di indagine» organizzati a livello trasnazionale. Secondo Roberto Galtieri, del Gruppo Gue/Ngl, questa delega dell'attività investigativa a privati, compresi dunque anchei consulenti delle multinazionali, «equivale alla privatizzazione della giustizia». Dure per pene previste: sequestro dei beni, l'esclusione permanente dal business, multe fino a 100.000 euro e pene detentive fino a tre anni.
Anche i conservatori inglesi, durante il dibattito in aula prima del voto, hanno espresso, d'accordo con i Verdi e con la Sinistra europea, le proprie perplessità sul testo nelle parti più controverse. Sia gli inglesi che molti altri europarlamentari si spingono oltre annunciando l'intera bocciatura della direttiva se non fossero apportate le modifiche richieste.
Una coalizione internazionale(www.copycrime.org), formata da gruppi di consumatori, associazioni di bliblioteche e «innovatori» europei, hanno dato vita a una campagna per proporre la modifica della direttiva attraverso alcuni emendamenti chiave. In Italia la mobilitazione è stata trainata dal gruppo europeo «Libero sapere» (www.liberosapere.org), dalla «Free hardware foundation», un associazione che si batte per le libertà digitali, assieme ad alcuni giuristi e studiosi della proprietà intellettuale. Un appello di Fiorello Cortiana, parte del Comitato consultivo sulla Internet governance, ha raccolto migliaia di firme per sensibilizzare i cittadini e parlamentari europei sulla pericolosità di una direttiva che dovrebbe punire solo la contraffazione ma che invece punisce Internet.
E soprattutto su questo aspetto della Direttiva è intervenuto il magistrato Giuseppe Corasaniti, ex presidente del Comitato sulla riforma del diritto d'autore: «La Direttiva, unificando contrasto alla contraffazione e abusi in materia di copyright, finisce per confondere pericolosamente i due fenomeni e rischia di attenuare, e non di rendere più efficace, il contrasto alla contraffazione criminale». Alla posizione di Corasaniti si sono allineati altri esperti come Salvatore Casillo dell'Università di Salerno, uno dei maggiori esperti italiani sulla contraffazione, Stefano Rodotà e molte associazioni della Rete, di consumatori o piccole imprese.
«Libero Sapere» e la «Free Hardware Foundation» Italia hanno promosso per il 7 maggio, su iniziativa della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, un momento di confronto pubblico per analizzare i punti deboli e i rischi per i cittadini e le imprese di questa Direttiva e per portare fuori dai corridoi delle lobby temi che riguardano le libertà civili.
Fonti:
- http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/25-Aprile-2007/art25.html
- http://www.culturalibera.org/flat/print.php?news=1177570723
- http://linux-club.org/node/2317
