Ecosistemi - Vision

Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).

Indice

VISION

verso Zero Life... il futuro è libero!

Il medioevo

Se fino a circa venti anni fa lo Stato, perlomeno in Italia, tendeva ad essere "statalista e monopolista", parole che ora vengono percepite negativamente ma che facevano sì che esso desse lavoro a milioni di persone redistribuendo quindi le ricchezze ai cittadini, desse assistenza sanitaria e scolastica, avesse leggi sull'equo canone per rendere accessibili gli affitti delle case, leggi come la "scala mobile" per far sì che gli stipendi aumentassero proporzionalmente all'aumento del costo della vita, leggi come quelle del "paniere" per obbligare i commercianti a vendere il pane, il latte e altri prodotti base ad un prezzo sostenibile, oggi, questo stato non esiste più.

Demolita la cosiddetta prima repubblica, sembrerebbe come se stessimo tornando gradualmente verso uno stato feudale, con i contadini obbligati a dare la decima del loro raccolto al nobile di turno e servi schiavi del padrone.

Ma chi sarebbe il nobile o il padrone di quest'epoca? Sono le aziende, ma non quelle piccole anch'esse succubi di quelle più grandi. Anche in questo medioevo, come in quello passato, oltre al regno e ai feudatari, sembra ci siano i vassalli, i valvassori e i valvassini. Le grandi e potentissime corporation, le multinazionali, sono i feudatari, le grandi imprese nazionali sono i vassalli, le medie imprese sono i valvassori, le piccole aziende che fanno da tramite con le popolazioni, sono i valvassini. Lo Stato, quindi i politici, sono il Regno, i burocrati, sempre più soggetti alle lobbies delle grandi corporation.

E quali sarebbero le decime sui raccolti della terra? Sono gli affitti delle case, l'obbligo ad aprire assicurazioni private, l'obbligo indotto ad aprire il conto in banca, le decime del copyright sul software e sulla musica, l'induzione al consumismo sfrenato ed all'acquisto di prodotti inutili, la decima sul petrolio bene collettivo della terra, la privatizzazione e la vendita dell'acqua bene comune, l'impedimento alla costruzione di case proprie a vantaggio di quelle dei grandi costruttori ai quali pagare l'acquisto o l'affitto, la decima del brevetto sui medicinali e sui prodotti geneticamente modificati, le tasse o le multe sempre più alte che vengono poi dirottate sotto forma di gare di appalto pubbliche impostate per essere vinte esclusivamente dalle grandi corporation.

Questi sono degli esempi delle decime del mondo feudatario di oggi. Decime ingiuste, imposte con la forza ed innaturali. Non sono necessarie per il bene comune, non sono necessarie per la collettività, non sono necessarie per un quieto vivere tra umani, ma sono imposte con la forza degli eserciti, la cosiddetta “pubblica sicurezza”, per coercizzare e rendere deboli le popolazioni a vantaggio delle poche, potentissime corporation.

L'avvento di internet e il movimento per la cultura libera

Nei primi anni del 1980, Richard Stallman, ricercatore della più importante università di tecnologia del mondo (il M.I.T.), intuisce ciò che sta per accadere e cerca la possibilità di invertire la rotta al sistema per ridare la Libertà alle generazioni del prossimo futuro. Intuisce una soluzione, e crea un modello, un virus nel sistema, un meccanismo legale che spinga verso la sostenibilità e verso la redistribuzione delle ricchezze nel mondo: il virus viene chiamato “Licenza GNU/GPL” e soprannominato Copyleft. Il copyright è la fonte principale di ricchezza delle grandi corporation dell'informatica e della musica e il Guru del MIT, essendo informatico, punta il suo neonato virus benefico verso questo settore e nasce il movimento del Software Libero. Negli anni 90 viene alla luce il sistema operativo GNU/Linux meglio conosciuto come LINUX e famoso per il suo simbolo il Pinguino.

Nel frattempo, in embrione fin dagli anni '70, internet esplode attorno al 2001 in tutto il mondo occidentale. Nello stesso anno avviene l'attentato alle torri gemelle e ciò accade proprio nel momento in cui le grandi organizzazioni non governative (ONG) diffondono per la rete i loro proclami sul bisogno di un mondo sostenibile, attento all'ambiente, nel quale viga il rispetto dei diritti umani. Sempre nel 2001 dal forum sociale di Porto Alegre in Brasile al G8 di Genova in Italia, si innalza un nuovo slogan: un mondo diverso è possibile! Lo stato degli USA, dopo l'attentato, con la scusa o la convinzione che il terrorismo passi per la rete, tenta di mettere sotto controllo l'intera infrastruttura, ma ormai la rete si è estesa e nessuno riuscirà a fermare l'impeto dei Blog, del P2P, del Web 2.0.

Sempre nel 2001, il modello che ha reso possibile lo sviluppo del Software Libero viene utilizzato per dar luce ad una enciclopedia condivisa e rilasciata con licenza “GNU/GFDL” sempre di copyleft ma riadattata ai testi. Nasce Wikipedia che in soli 5 anni supera di circa dieci volte, per quantità di voci riportate, la più grande enciclopedia del mondo scritta in inglese, la Britannica e diviene l'opera scritta più grande che l'umanità abbia mai creato.

Sempre nel 2001 esplode il peer to peer, e migliaia di ragazzi scaricano brani musicali dalla rete. Napster, il più famoso strumento di diffusione di questa nuova possibilità, viene incriminato e fermato. Prendendo spunto da questi accadimenti, un avvocato americano, Lawrence Lessig, intuisce che è giunto il momento per stilare delle licenze di copyleft riadattate all'arte ed inventa le licenze Creative Commons che in pochissimi anni si diffondono su milioni di siti web e, adottate dagli autori di musica, danno vita ad un nuovo movimento: il Movimento per la Musica Libera.

Il 2001 segna quindi uno spartiacque e, nel momento stesso in cui sembra che tutto porti verso un nuovo feudalesimo, il copyleft stimola la nascita del movimento per la Cultura Libera e crea una nuova speranza. L'umanità può invertire la sua rotta e, se aiutata, può approdare inaspettatamente verso un nuovo rinascimento, verso una nuova civiltà improntata sul “bene comune”, che potrebbe essere chiamata: Civiltà della Condivisione della Conoscenza e del Sapere.

Il mondo non profit

Il principale aiuto per percorrere la strada che porti ad una umanità più libera proviene dal mondo non profit, in quanto esso è l'opposto, per sua natura, del mondo delle corporation. L'associazione, la cooperativa e la fondazione, non avendo nel proprio DNA la possibilità di ripartire gli utili, sono esattamente inverse alle grandi imprese che hanno come unica motivazione di esistere la ripartizione del profitto agli azionisti.

Quindi, coloro che fanno parte del movimento per la Cultura Libera, tendono a costituirsi per lo più in enti non profit e ci sono tante Fondazioni nate dall'esigenza di formalizzare delle community preesistenti legate allo sviluppo di software libero o alla promozione di opere artistiche o letterarie in copyleft.

Richard Stallman stesso per sostenere e proteggere la sua invenzione, il Copyleft, ha fondato la Free Software Foundation, Wikipedia è gestita da Wikimedia Foundation, la community che sviluppa il software Mozilla/Firefox si è riunita in Mozilla Foundation, la rete dei Linux User Group (LUG) e gli HackLab, che promuovono e diffondono il Software Libero, se formalizzati, sono sempre Associazioni non profit, e a Roma, la Free Hardware Foundation (nata dalla formalizzazione del Network Frontiere Digitali), l'Associazione Linux Club Italia (luogo fisico di promozione di cultura libera), l'Associazione Liber Liber (si occupa di riscrivere in formato digitale libri di dominio pubblico), la Coop. Binario Etico (promuove il software libero soprattutto attraverso il trashware), ecc.

Quelli citati sono solamente degli esempi, alcuni di portata globale, altri di portata locale, ma quando si parla di internet e di rete, la distanza tra il globale ed il locale diventa impossibile da misurare.

Di solito, accanto a queste realtà, si muovono anche aziende, a volte micro imprese, spesso multinazionali (es. Red Hat, SUN Microsystem, IBM, Google, Canonical, ecc.) che lavorano e sostengono, nonostante che spesso abbiano mire diverse, il loro operato. Lo sviluppo di software libero ad esempio, è sostenuto in maniera sempre maggiore da grandi imprese, spesso multinazionali, che lo fanno a volte per loro core business, a volte per competere con altre corporation che hanno nel loro core business lo sviluppo di software proprietario. E' una lotta spesso tra giganti, tra baroni di quest'epoca, una lotta per spartirsi settori di mercato, per spartirsi il nostro mondo.

Difficilmente nasce una corporation che nel suo core business abbia l'etica, la sostenibilità, la produzione e promozione della cultura libera, e, anche quando ciò accade, la paura di perdere il controllo della propria società ha il sopravvento sui fondatori, che per questo tendono ad essere in pochi, diventando nei momenti difficili facile preda al compromesso. Solamente un numero alto di soci ed uno statuto con regole rigorose, può sostenere l'urto della corruzione, poiché tanti piccoli azionisti che non hanno da perdere o da guadagnare quasi nulla, tendono a far mantenere la barra dritta verso lo scopo ai dirigenti. E' difficile trainare tanti soci verso la corruzione e bastano pochissimi soci retti che, appellandosi al progetto o allo statuto, possono impedire delle scelte compromissorie.

Nella legislazione italiana, l'ente non profit più vicino per possibilità di crescita economica alle corporation è la Fondazione. La fondazione può infatti svolgere anche attività commerciali e quindi gestire e far crescere nel suo interno un patrimonio cospicuo, senza limiti. La fondazione quindi è l'ente più forte per combattere un sistema fatto di corporation ed è il tipo di organizzazione che potrebbe, in un futuro più libero, dominare la nostra società, non come un barone con i suoi servi, ma come una madre protettrice verso i suoi figli.

Il concetto di hacking

Nel mondo antecedente ad internet, la società necessitava obbligatoriamente di intermediari, a volte eletti, a volte imposti con la forza. In un'assemblea, avrebbero prevalso i più carismatici, quelli con la voce più grossa, i bravi oratori, i più veloci mentalmente e soprattutto coloro che, abituati a parlare di fronte al pubblico, avevano appreso l'arte di dominare le folle. Se la fortuna di quella comunità fosse stata di trovare in quelle tipologie, persone corrette, intelligenti e capaci, allora la comunità avrebbe tratto vantaggi, altrimenti avrebbe subito le loro ingiustizie.

Quando si parlava di democrazia, in tempi precedenti alla diffusione di internet, quella parola era solamente un modo per i potenti di ingraziarsi la popolazione e dare ad essa la percezione di poter partecipare e prendere delle decisioni. In realtà la democrazia, senza la possibilità di comunicare, non poteva esistere e quindi, tranne dei brevissimi miracoli storici di solito avvenuti dopo grandi conflitti, ha sempre prevalso la dittatura, la monarchia o in epoche più recenti la repubblica con il potere/controllo politico che tutti abbiamo conosciuto sulla nostra pelle.

Anche il socialismo reale, nonostante le premesse iniziali, divenne in molti casi una tirannia imposta dal partito unico. E' inutile cercare delle colpe, l'umanità, se voleva oltrepassare i limiti della tribù e creare organizzazioni sociali più numerose, non poteva che funzionare in quella maniera.

L'avvento di internet, della telefonia, della comunicazione di massa, del peer to peer, della rete, sta creando le condizioni per cui finalmente l'umanità possa uscire da questo isolamento, e, attraverso le mailing list, i forum, i siti web, i blog, sembra che finalmente sia possibile una partecipazione attiva, un'assemblea permanente dove lo scambio sia più paritario e dove se qualcuno prevale è per la capacità di esprimere le proprie idee, ma non per la voce grossa o per il carisma o la capacità di dominare le masse. Esiste sempre una differenza tra umani, ma se prevalgono intelligenza e capacità, l'umanità non può che trarne vantaggi.

Altra caratteristica che ha importanza nel mondo della rete è la reputazione. Una persona dovrà stare molto più attenta poiché una comunità dà forza alle persone ma può anche toglierla. Richard Stallman ad esempio è una persona molto rispettata e ascoltata dalle community del software libero in quanto fondatore del copyleft, ma proprio perché ascoltata, viene anche setacciata, messa sotto controllo e quindi se sbaglia viene perdonata ma se sbaglia con malizia la sua reputazione viene distrutta dalla stessa rete che ha creato.

Pekka Himanen nel suo libro L'etica hacker e lo spirito dell'età dell'informazione, scrive: l'organizzazione sociale dei gruppi di hacker è molto simile a quella usata dalle società primitive, con una leadership non coercitiva e sistemi di reputazione tra pari, ed è basata sull'etica hacker come caratteristica fondamentale.

Hacker è colui che facendo parte di una community estesa, riesce ad entrare in tante situazioni rimanendo forte dell'etica che ha maturato proprio all'interno della community di cui fa parte e, più è estesa la community, più forte è il confronto, più forte è la sua reputazione, meno possibilità ci sarà per lui di fare errori grossolani. L'hacker non si sporca facilmente, è difficilmente corruttibile, poiché se si facesse corrompere rischierebbe di perdere la reputazione e di perdere la comunità che lo sostiene e quindi, sia per la forza che ha maturato, sia per la paura di perdere i suoi amici, corrompere un hacker è innumerevolmente più difficile che corrompere una persona isolata dagli altri e al di fuori della rete.

Hacking (o hackeraggio) quindi significa questo: premessa una community di cui far parte e con la quale scambiare idee continuamente e formare un pensiero forte e mediato, un hacker può hackerare la politica e modificarla essendo molto più forte e sicuro rispetto a chi non ha nessuno dietro, può hackerare una istituzione, un'azienda, un'associazione, un giornale, una televisione e portare con molta forza, con molta convinzione le idee maturate in un confronto continuo. Un hacker deve essere disposto a cambiare idea continuamente e ad adattarsi alle più disparate situazioni. Un hacker deve avere tanta fantasia per immettere il virus del cambiamento nei luoghi e nelle modalità più insospettabili. Un hacker si trasforma e si adatta alle situazioni, e se è bravo sa capire con quale frase o mezzo entrare in situazioni piene di barriere. Un hacker deve essere sincero perché la verità è la sua forza e la sua reputazione non deve essere sporcata altrimenti viene espulso da coloro che gli danno la forza. Hacker è l'arte di non arrendersi, ma di tentare sempre nuove vie per giungere all'obiettivo. Non è facile essere un bravo hacker, c'è bisogno di tanta pratica, bisogna essere sempre disposti a valutare le idee altrui senza prevenzione, c'è bisogno di tanta umiltà.

La politica

Oggi all'interno del movimento per la cultura libera si dice spesso che la strada del cambiamento passa per la politica, ma coloro che sviluppano software libero, che scrivono per wikipedia, che compongono musica libera, vivono con sospetto questa possibile interferenza. Per anni è stato prodotto software, musica e testi liberi, senza che la maggior parte dei politici avesse il benché minimo sospetto dell'esistenza stessa del movimento e delle sue produzioni. Quando la politica ha interferito è stato quasi sempre per reprimere, in quanto ciò è accaduto solamente quando le potenti lobbies del software proprietario o degli editori, hanno tentato di convincere i politici a rendere illegale il copyleft o le sue produzioni o le modalità di diffusione (esempio il P2P).

Solamente quando la politica è cominciata ad intervenire con delle leggi, è nato il bisogno di strutturare delle lobbies per controbilanciare quelle delle corporation. Ma, mentre l'azione di lobbing del movimento è trasparente, spesso improvvisata, si muove quasi sempre in difesa, è improntata su degli ideali ed è spesso sostenuta dal volontariato, l'azione di lobbing delle grandi corporation si muove nell'ombra, è strutturata, aggressiva, fatta da persone pagate profumatamente, prevede la corruzione, non ha ideali, e tende solamente al mantenimento di monopoli e di profitti preesistenti. Si dice che a Bruxelles lavorino a tempo pieno circa 15.000 lobbisti profumatamente pagati dalle multinazionali per far pressione su circa 700 deputati che compongono il parlamento europeo. 20 persone per ogni deputato. Un numero impressionante e con numeri così elevati, è ovvio che alla fine passino quasi esclusivamente leggi che vanno a favorire le grandi corporation. Le varie lobbies del movimento per la cultura libera giocano queste partite quasi sempre in difesa, per contrattaccare e difendere dei diritti perduti o che stanno per essere perduti. E' rarissimo che il movimento si muova in attacco e per ottenere nuove libertà.

Negli ultimi tempi, vedendo che le battaglie politiche costano tante energie e portano pochi frutti, si sono levati molti cori che chiedono al movimento di esprimere dei candidati che si sostituiscano ai politici stessi. Ciò sarebbe un bene, ma sembra che ci vorrà molto tempo prima di riuscire a formare delle coalizioni e a convincere gli elettori a votarle. Non è facile, il movimento è frammentato (autori di musica, testi, software, ecc.), c'è un forte clima di sfiducia verso la politica, sono state approvate leggi invalicabili create appositamente per far rimanere sempre gli stessi al potere. Nonostante questo, in Italia ogni tanto qualche membro del movimento riesce a passare e ad insediarsi come consigliere o assessore in un Ente locale e, raramente, anche in parlamento e in senato. Ma essi sono talmente rari che da soli riescono a fare ben poco.

Oggi stanno aumentando i candidati che finalmente mettono il software libero e la cultura libera tra i punti del loro programma. Ma essi raramente fanno parte di una community, sono spesso slegati dal movimento ed isolati, vivono nelle logiche del passato facendo parte il più delle volte della vecchia politica, e soprattutto, intuiscono, ma non praticano l'etica hacker.

La ragnatela

Le grandi città metropolitane hanno raggiunto il loro limite di vivibilità, senza un diffuso benessere o, in alternativa, una fitta rete di protezione sociale, i centri storici si svuotano dei loro abitanti e si riempiono di turisti e attività commerciali e le periferie diventano invivibili.

Come si fa a sentirsi liberi quando si è agganciati in una ragnatela di problemi e non ci si riesce a districare? Prima si dovrebbe rompere la ragnatela, poi alzarsi e vivere da persone libere. La ragnatela sono le troppe leggi invasive, la difficoltà nel trovare una casa dove abitare e nell'avere uno stipendio per sopravvivere, le ore passate in mezzo al traffico, i politici irraggiungibili, i rapporti umani deteriorati dallo stress. Come ci si può sentire liberi quando si deve lavorare per sopravvivere 12/18 ore al giorno? Si vive completamente schiacciati, nel caos del rumore, nella difficoltà di concentrazione, nell'isolamento di un sistema che ti lascia in disparte e solo, in mezzo a migliaia di persone sole.

Ora, se noi sembriamo delle formiche che a stento riescono a muoversi ed a sopravvivere, esistono i ragni che invece si muovono velocemente e vivono a loro agio in una una ragnatela. I ragni sono sempre loro, le corporation o meglio, coloro che ne fanno parte e che ne traggono i benefici.

Chi ha uno stipendio elevato può permettersi di avere una casa propria, di viaggiare, di muoversi in taxi, di vivere nel centro storico evitando le periferie, di avere soldi per acquistare senza problemi, di avere amicizie nella stessa condizione e quindi meno stressate, di pagare le multe senza problemi o di schivarle avendo amicizie potenti capaci di cancellarle, di avere un mezzo di spostamento sempre in stato perfetto. Non hanno problemi di bolletta, pagano e risolvono tutti i loro problemi. Schiacciano come trattori chiunque gli si metta davanti. Sono belli, perché possono farsi un lifting, non hanno i denti storti perché possono permettersi sempre il dentista, hanno un fisico sportivo perché hanno tanto tempo libero per andare in palestra. I potenti vivono bene in questo mondo e gli unici problemi che hanno potrebbero essere quelli di coscienza, ma basta elargire un po' di beneficenza e quasi sempre ricchi e potenti vengono elencati tra le schiere dei santi.

Come per le vere ragnatele, anche in quella qui descritta c'è un centro dove essa è molto più densa e dei margini dove essa è enormemente più rada. Il centro della ragnatela è evidente che sia la metropoli dove tutto ciò che si è appena detto si moltiplica all'ennesima potenza, mentre ai margini, cioè lontano dalla città, nella campagna, la ragnatela diventa sempre più rada. Più ci si allontana verso i piccoli villaggi della campagna, meno si è soggetti allo stress, alla mancanza di casa, al problema degli affitti, alle multe, alle strisce blu del centro storico. Nelle campagne, dove i ragni si trovano molto meno a loro agio, coloro che vogliono districarsi dalle ragnatele possono farlo più facilmente.

Ma se la maggior parte della popolazione globale e delle funzioni dello stato e dei poteri forti, sono concentrate nelle città, andare in campagna potrebbe rappresentare una fuga, un arrendersi al sistema, ma, se questo atto venisse fatto collettivamente da un grande nucleo di persone, allora sarebbe come costituire un esercito di combattenti per la libertà (freedom figthers) che hanno deciso di liberarsi per essere più forti e per poter hackerare dal di fuori le città.

Il mondo virtuale

Negli ultimi anni si è sentito tanto parlare di realtà virtuale, notizie ed articoli su testate e TV nazionali ci hanno parlato di "Second Life", il nuovo mondo dove le banche, le grandi major, alcune istituzioni pubbliche, costruiscono le loro sedi secondarie acquistando terreni virtuali e dove milioni di persone, per mezzo dei loro "avatar", transitano, socializzano e ascoltano concerti dal vivo sempre virtuali. Vista dall'interno second life è piena di colori, con bellissime donne e affascinanti "maci", ma quando ci si immedesima in quelle persone che "socializzano" rimanendo isolate in casa, di giorno e di notte, davanti ad un computer a navigare e "pagare" per stare dentro ad una realtà innegabilmente falsa, non è un bel quadro quello che ci si presenta e non fa piacere pensare ad una umanità futura ridotta in uno stato così decadente. Bisogna dare atto però, che "Second life" una cosa positiva la sta facendo, ci sta aiutando a riflettere sullo stato dell'umanità in questo inizio di millennio ed è da questi spunti e da queste riflessioni che nasce l'idea di "zero life".

Se il termine "second life" ci suggerisce che quella è la "seconda vita", il termine "first life" dovrebbe definire la nostra "prima vita" reale. Ma la nostra, è veramente una vita reale? Intorno a noi nelle metropoli, gli animali li vediamo solamente tagliati a pezzi nel cellophane dei supermercati. Non vediamo che uomini, donne, cani e gatti. Non vediamo boschi selvaggi, fiumi limpidi, mucche, cavalli o galline. Neanche per le stelle c'è più spazio nelle città. L'aria è grigia e fumosa. Nessuna sorgente naturale ma il più delle volte acqua in bottiglie di plastica e sempre meno fontane. L'unico animale selvaggio è il topo e l'insetto e per fortuna ancora si vedono gli uccelli. Piccioni sull'asfalto che non mangiano più vermi, ma briciole di patatine fritte. Per il resto, automobili, cemento, luci dei lampioni, palazzi formicai, laghetti artificiali. Non si vedono più artigiani e quei pochi che resistono stanno invecchiando. Le trattorie si trasformano in fast food. Non più il vecchio camino per riscaldarsi o per cucinare le salsicce con la brace. Figuriamoci un telaio chi l'ha mai visto? La stoffa si compra, nessuno sa più come si tesse. Si vive chiusi nelle automobili, nelle case, nei locali, negli uffici. Non si fa più sport all'aperto ma nelle palestre, si corre sull'asfalto non più sul prato, si fa l'amore in casa, in auto, o in albergo, non c'è più il vecchio fienile. Se quella che viviamo è la nostra "prima vita" (first life), tutto ci può sembrare tranne che sia una vita reale.

Sembra sia arrivato il momento di rivedere un po' tutto e ripartire dalle basi della nostra società. Dal comune, dal villaggio, dal quartiere. Ricominciare dall'inizio, da 'zero', non un 'passo indietro', ma uno sguardo in avanti, con la banda larga, l'auto-produzione di energia da fonti rinnovabili, i beni comuni come l'acqua gestiti dalla collettività, lo sviluppo sostenibile di cui tanto si parla, senza più aspettare le leggi o i politici da convincere. Oggi abbiamo la certezza che unendoci e seguendo le modalità che la rete ci suggerisce, possiamo riorganizzarci fin da subito a livello locale. Un esempio simile a quello che si sta per introdurre sono le Transition Towns una rete di comunità locali che hanno adottato misure per per risolvere i problemi legati al petrolio e al cambiamento climatico.

Zero Life e l'età dei comuni

«La vera India non è quella che si vede nelle sue poche città, ma quella dei suoi 700 mila villaggi», diceva Gandhi: «Se questi muoiono morirà anche l'India». In queste parole è racchiuso lo swadeshi, il programma economico del Mahatma per la promozione delle piccole comunità locali. L'India libera auspicata da Gandhi non è uno stato nazionale ma una confederazione di villaggi autonomi e autosufficienti, dove il potere politico ed economico viene gestito dalle assemblee locali.

L'Italia, in base agli ultimi dati ISTAT dell'anno 2007, ha 8101 comuni. Di questi, solamente un centinaio superano i 50mila abitanti. Ogni comune è un Ente locale autonomo ed indipendente ed ha come organi il consiglio comunale, la giunta comunale e il sindaco. Ogni Comune appartiene a una Provincia, ma la Provincia non fa da tramite nei rapporti con la Regione e questa in quelli con lo Stato a livello gerarchico, poiché esso, essendo dotato di personalità giuridica, può avere rapporti diretti con la Regione e con lo Stato e anzi, essendo le competenze di una regione più ampie di quelle di una provincia, un comune detiene generalmente più rapporti con la prima che con la seconda.

Il comune gestisce i beni comuni locali come le scuole comunali, i terreni demaniali e alcuni spazi pubblici, rilascia le licenze per gli esercizi commerciali, approva il piano regolatore, e gestisce il denaro pubblico e gli appalti per la gestione delle aree di propria competenza (strade comunali, fontanili, ecc.).

Molti sono stati i comuni svuotati dall'emigrazione tra la fine del XIX e metà del XX secolo. Nelle zone alpine Monterone, il più piccolo Comune d'Italia per numero di abitanti, è passato da 399 abitanti nei primi del 900 a 33 abitanti nel 2001. Il più grande Comune d'Italia è Roma con quasi 3.000.000 di abitanti, mentre nella sua provincia il più piccolo si chiama Saracinesco con 172 abitanti che dista 45 minuti dalla città (notizie tratte da Wikipedia, l'enciclopedia libera).

Leggendo questi dati ci viene immediato un pensiero: se una intera community di persone che si ispirano ai principi dell'etica hacker e dello sviluppo sostenibile, trasferisse la propria residenza all'interno di un piccolo comune, potrebbe influenzare positivamente le politiche locali, mettendo in atto quelle pratiche che rispettano l'ambiente, i beni comuni, gli spazi pubblici, le scuole, insomma potrebbe hackerare un intero comune! Solamente bypassando i politici, i lobbisti, i grandi interessi finanziari potremo dimostrare che un mondo diverso è già in atto e contagiare con esempi concreti e riproducibili, partendo da piccole comunità, comuni e quartieri.

Lasciamo le città, anche fosse parzialmente! Spostiamoci e creiamo luoghi liberati, ecosistemi digitali e fisici in posti dove è possibile farlo! In un piccolo comune, si potrebbe creare un modello, e si potrebbero invitare ed aiutare altri a copiarlo. Da soli siamo divisi e deboli, solamente con la somma di tanti piccoli investitori possiamo creare un soggetto forte! Uniamoci, e realizziamo realmente le piccole città dell'altra economia! Portare il software libero nelle istituzione è difficile quando devi passare attraverso un sistema politico dominato dalle grandi corporation, solamente in piccole realtà ai margini delle ragnatele è possibile, e solamente ai margini, dove le ragnatele sono meno inglobanti potremo alzarci e, da persone libere, potremo dare un segno di cambiamento!

Un grande HUB, un luogo dove invitare tante associazioni a prendere spazio, ad organizzare eventi, incontri e raduni internazionali. Un luogo dove la Banca privilegiata sia quella Etica, dove la scuola e le istituzioni migrano verso il software libero senza scuse e senza ostacoli! Dove la cultura patrocinata dalle istituzioni sia solamente quella libera! Luogo di inclusione e di rifugio! Luogo di scambio intellettuale e di sperimentazione! Luogo dove l'energia privilegiata sia quella rinnovabile, dove quindi vengano costruiti ed installati impianti di energia solare e dove le uniche aziende privilegiate siano quelle che all'interno del loro statuto abbiano la sostenibilità ambientale e l'etica! Quindi apertura alle aziende che producono pannelli solari ad esempio!

Luogo "Comune" dei Beni Comuni! Luogo dove si faccia Economia, dove ci siano i manager, dove ci sia il marketing, ma il tutto proiettato verso una economia di sviluppo sostenibile! Centro d'eccellenza tecnologico e nello stesso tempo luogo di riscoperta delle tradizioni popolari! Luogo di hackers, informatici e artisti, ma nello stesso tempo di artigiani che ritornino a creare prodotti partendo dalla terra! Luogo coperto da rete wireless e nel contempo luogo dove ci sia agricoltura biologica, dove il contadino sia valorizzato, dove l'hacker si ritrovi nel suo tempo libero a coltivare la terra! Luogo aperto, accogliente, luogo simbolo del turismo responsabile!

Luogo dove il turismo sia visto come un modo per rinnovarsi, per contaminarsi, per non chiudersi, per avere sempre nuovi spunti ed estendere la rete dei rapporti! Luogo Comune, condiviso, con il rispetto per la privacy, ma dove nello stesso tempo si tenda a condividere spazi, lavoro e idee! Non un luogo dove fuggire, ma luogo agganciato al resto del mondo per mezzo, ma non solo, della RETE! Luogo dove liberarsi, alzarsi e combattere per la Libertà! Questo è Zero Life!

Conclusioni

Zero life non vuole essere una fuga dalla città ne tanto meno dalla civiltà. E' un percorso, una mentalità, un approccio, un nuovo modo di vivere, una prospettiva di futuro, un cambiamento, una rivoluzione. Uno spazio libero, dove sperimentare un modello di società che possa essere applicato, studiato, sviluppato, replicato e migliorato da altre realtà. Dove abituarsi a lavorare insieme, creare sinergie, condividere progetti e idee e dove contribuire alla crescita del movimento per la cultura libera.

Zero life, soprattutto inizialmente, ha bisogno di essere posto vicino e agganciato alle città. Non ci piace ne sarebbe possibile l'idea di un trasferimento di massa. Individuare quindi un piccolo comune vicino alla metropoli e raggiungibile facilmente renderà il passaggio più graduale e meno traumatico. All'inizio ci si immagina la ricerca e la scelta del luogo. Quindi un dialogo con le popolazioni locali per capire quanto siano disponibili alla nostra "invasione", con incontri, convegni, seminari rivolti alle istituzioni locali ed ai cittadini. In seguito, creato l'humus necessario, sempre gradualmente potrebbero essere acquistati o presi in affitto dei locali dove avere una sede e un punto di appoggio per vivere il luogo e conoscerlo meglio. Per fare questo passo servirà un ente che ci rappresenti e qui si pensa ad una public company.

Con quell'ente potranno essere presentati dei progetti per la partecipazione a bandi culturali, artistici, di formazione, ecc. da realizzarsi in quel luogo. Poi gradualmente, quando ci si sentirà sempre più di casa, alcuni potranno trasferire la propria residenza. Inizialmente si pensa che saranno quei soci o dipendenti che ne avranno bisogno, per lavorare su progetti locali. In quel caso la public company acquisterà altre case mettendo regole per l'affidamento e la gestione economica delle stesse (ad esempio il pagare un affitto). Gli altri potranno viverlo il fine settimana, e qui ci si immaginano degli spazi hostelli, il car sharing, o semplicemente, delle navette comuni o comunali organizzate appositamente per questi trasferimenti settimanali. Ma chi lo vivrà anche saltuariamente non lo sentirà come un dovere o come un lavoro, ma come un ritorno alla natura o come il piacere di stare insieme ai propri amici davanti ad un camino a realizzare un mondo migliore. Altri potranno viverlo semplicemente tramite la rete, e realizzare una infrastruttura di rete locale sarà prioritario per far funzionare il progetto, ed il loro contributo sarà di risorse economiche e intellettuali.

Zero life ha bisogno di essere agganciata alla città, quindi necessità di avere spazi anche cittadini che la Public Company possa gestire (ad esempio il Linux Club a Roma), delle basi libere per non chiudersi, per promuoversi, per non dimenticare il sistema anzi, per hackerarlo dal di dentro. Tanti ostacoli ed imprevisti ci si presenteranno davanti e servirà la nostra intelligenza, la nostra capacità di adattamento, il nostro essere degli hackers, per superarli.

Siete venuti a combattere da uomini liberi, e uomini liberi siete: senza libertà cosa farete!
Certo chi combatte può morire, chi fugge resta vivo, almeno per un po' ... 
 Agonizzanti in un letto fra molti anni, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni
che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l'occasione, solo un'altra occasione,
di tornare qui sul campo ad urlare ai nostri nemici che
potranno toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la Libertàààà!

da Braveheart - Cuore Impavido

Argomenti successivi

Strumenti personali