Ecosistemi - Mission
Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).
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MISSION
Sperimentare un passo intermedio
In questo progetto si propone la costituizione di una Public Company e non di un ente non profit ed il motivo è che sembra sia necessario un passo intermedio. Coloro che vivono in quest'epoca di sfrenato consumismo, che ci ha reso disuniti, sospettosi, ingannati dai media e dalla politica asservita alle corporation, hanno bisogno prima di tutto di riprendere fiducia. Coloro che sono già ricchi e posizionati fanno spesso parte o hanno dei ruoli diretti o indiretti nelle grandi corporation, nelle lobbies o nella politica, gli altri, spesso precari, al limite della sopravvivenza, intimoriti, ma innumerevoli, possono, se uniti, cambiare il sistema ma, essendo ai margini, sono facili preda della paura e quindi della corruzione e del compromesso. Non è facile coinvolgere delle persone e soprattutto chiedere un investimento economico in una struttura non profit che non potrà restituire loro margini di guadagno e soprattutto dove non è possibile per legge vendere la propria quota, rientrare dell'investimento effettuato e uscire nel caso in cui il progetto li ha delusi o le necessità della vita prendano priorità diverse.
Sia nelle associazioni che nelle fondazioni, le quote immesse non sono restituibili, non si possono ripartire utili, il socio non può vendere la propria quota e rientrare dell'investimento effettuato. Quindi, chiedere fiducia a poche persone affiatate è possibile, ma se si debbono fare dei passi più grandi dove l'apporto economico diventa cospicuo, e quindi, dove c'è bisogno di tanti piccoli investitori, e proprio perché tanti, difficilmente affiatati, costituire una fondazione può significare un voler chiedere troppo. E' necessario uno strumento intermedio che dia fiducia.
Per questo si è pensato ad una Public Company, una società ad azionariato diffuso, dove l'impegno economico e la partecipazione siano ripartiti fra tanti, una società aperta sempre all'ingresso di nuove persone ma che dia la possibilità a chi vuole di uscire recuperando il denaro investito. Non uno stagno quindi, con tanti soci che non possono entrare ed altri che non possono uscire, ma un grande lago con un fiume in entrata ed un fiume in uscita e quindi con ricambio e sempre nuove energie. La cosa necessaria per dare un aspetto etico all'impresa è che ci siano tanti piccoli investitori, che sia impedita la possibilità ad un piccolo gruppo di soci di controllare e imporre le proprie azioni, che le decisioni vengano prese in maniera snella ma controllata dai soci attraverso la nomina di un gruppo dirigente ed una mailing list di discussione sia tra soci che tra soci e gruppo dirigente, che ci sia l'impossibilità da statuto di scalata, che sia stata definita a priori la soglia massima di ripartizione degli utili che dovrà esserci per legge, ma che dovrà essere moderata in un giusto equilibrio al ribasso, perché la mission della Public Company sarà la crescita, per perseguire gli scopi e dare lavoro, e non per permettere la rendita azionaria e trasformarla in un ennesimo barone feudatario.
La Public Company ci sembra lo strumento che può rendere possibile un percorso, un passo mediato, probabilmente necessario e obbligatorio, tra l'oggi ed un futuro libero!
La public company
La Public Company è una società ad azionariato diffuso - solitamente di grandi dimensioni - che suddivide il proprio capitale di rischio tra moltissimi azionisti. La frammentazione del capitale di rischio viene mantenuta impedendo ai soci di possedere un numero di azioni superiore ad una percentuale minima del totale (tipicamente dal 3 al 5%). Questo comporta che non sia presente un gruppo di controllo tra i possessori di azioni. Sarà, invece, il gruppo dirigente a prendere le decisioni. Quella delle società ad azionariato diffuso è una tipologia di impresa poco sviluppata in Italia (società a proprietà diffusa: 17,7% sul totale nel 2006) e in generale in tutto il Vecchio Continente, mentre negli Stati Uniti sono diffuse e spesso quotate in borsa. È importante notare che l'aggettivazione "public" è posta in un'accezione ben differente da quella di "ente pubblico", cioè appartenente allo Stato.
Sebbene l'adozione di un gruppo dirigente libero da vincoli porti innegabili vantaggi sul versante della reattività, sorge, un fondamentale dilemma legato all'efficienza di una società ad azionariato diffuso. In parole povere, ci si chiede come può la gestione di un non proprietario (un soggetto quindi più di altri propenso ad effettuare shirking, cioè atti di opportunismo) quale è il dirigente, essere efficace ed efficiente? Sono noti, nel mondo aziendale, gli scontri tra le due compagini:
- da una parte la proprietà, interessata alla riscossione dei dividendi, ed in misura minore alla perpetuità dell'impresa e responsabile delle strategie di fondo,
- dall'altra la direzione, composta da professionisti del governo d'impresa, sicuramente intenzionati a rendere la società di cui è dipendente più importante, ma con scopi - più o meno manifesti - inevitabilmente personali (essere assunto da compagnie più grandi, stipendi maggiori, gratificazioni).
Un potenziale conflitto può manifestarsi, dunque, in sede di distribuzione del reddito d'esercizio: gli azionisti sono interessati a percepire per intero le quote di utili; l'alta direzione opterebbe per reinvestire tali capitali in autofinanziamento, al fine di potenziare la crescita d'impresa.
Il tipo di gestione degli organi societari adottato dalle società ad azionariato diffuso tende dunque verso un'illimitata fiducia nei confronti del gruppo dirigente, sul quale incombe una minaccia sufficientemente forte: esso risponde dei risultati conseguiti, e non ha garanzie di rimanere in carica se fa perdere soldi al pubblico azionista.
D'altra parte le direzioni che contemplano una gestione attiva (cioè in cui i soci prendono le decisioni), tipiche delle imprese tedesche e giapponesi (le c.d. imprese consociative), hanno svantaggi speculari: un'eccessiva burocratizzazione aumenta il rischio di conflitti d'interesse, la leadership deve mantenersi sempre ben salda pur nelle inevitabili difficoltà. Infine, per completezza, le imprese padronali, tipicamente italiane, possiedono una compagine azionaria unitaria e stabile, che vincola finanziariamente e gestionalmente l'attività economica, il che assicura rapidità decisionale, ma trascura la qualità e la rapidità della direzione.
Informazioni tratte da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Ecosistemi S.p.A.
Ecosistemi S.p.A. è una Public Company, anche detta società ad azionariato diffuso, una società per azioni con la prerogativa principale di avere uno sbarramento al 4% sull'acquisizione di quote. Per sbarramento si intende che sullo statuto verrà inserita una clausola per la quale nessun socio potrà detenere più del 4% del capitale sociale e questa prerogativa farà si che l'intenzione di scalata, inevitabile fonte di dissidi, venga annullata alla fonte rendendola impossibile. L'assemblea dei soci, ad ogni aumento di capitale, deciderà se mantenere o ridurre tale percentuale di sbarramento (esempio al 3%), ma non potrà aumentarla. Questo comporterà che non sarà presente un gruppo di controllo tra i possessori di azioni, sarà invece il gruppo dirigente eletto a prendere le decisioni.
Nella Public Company l'interesse economico degli azionisti sarà quello di dividersi gli utili, mentre l'interesse del gruppo dirigente sarà quello di reinvestirli all'interno dell'azienda. Per ovviare a eventuali possibili dissidi tra soci e gruppo dirigente, nello Statuto verrà inserita un'altra clausola che regoli le modalità di ripartizione degli utili (es. 55% reinvestito all'interno dell'azienda, 5% utilizzato per donazioni ad enti non profit, 40% ripartito tra i soci) e che dia all'assemblea dei soci la possibilità di decidere delle variazioni solamente per aumentare la quota di investimento e donazioni.
La missione principale di Ecosistemi S.p.A. è di crescere, rinforzarsi e dare lavoro a più persone possibili, in una modalità di rete e non piramidale. Con una proprietà diffusa su tanti piccoli investitori che partecipano alla vita dell'azienda. Con una visione etica del vivere e del lavoro dove la distanza fra chi lavora e chi decide è talmente lieve e, il più delle volte coincidente, che chi produce, chi consuma, chi distribuisce, si sente parte del sistema stesso, e non se ne sente, ne ne viene, sottomesso. Nello stesso tempo proprietario e lavoratore, quindi diverso, nuovo, libero, sottostante a decisioni prese collettivamente, con regole rigorose, gerarchica al punto giusto per essere gestibile, ma con una gerarchia orizzontale, di rete, dove la leadership, si rispecchi veramente in quella parola. Quindi con leader non padroni.
Ecosistemi S.p.A., prendendo spunto dai “liberi ecosistemi digitali” (come le community di sviluppo del software libero, wikipedia, il modello del copyleft, ecc.), nasce con l'intento di creare nuovi ecosistemi misti, viventi, quindi fatti di persone, animali, piante ed oggetti, e nello stesso tempo anche digitali con l'utilizzo degli strumenti nati con la diffusione di internet (siti web interattivi, mailing list, wiki, blog, p2p, ecc.). Un'azienda che produca, ma che imbocchi la strada dell'etica, della condivisione della conoscenza e della sostenibilità economica ed ambientale. Ecosistemi Spa fonda la sua creazione dall'unione di centinaia di piccoli investitori e dalla scrittura di uno statuto fatto di regole rigorose. Senza il numero elevato di persone e progetti, non può esistere un ecosistema. Per dar vita quindi ad una struttura così imponente, per stimolare ad un legame tanti azionisti, è necessario un progetto importante, costoso, esteticamente stimolante.
Un posto fisico simile al Linux Club sembra il progetto giusto e di facile portata. Economicamente impegnativo da costringere a mettere insieme tanti azionisti, culturalmente ed esteticamente stimolante. Esso potrebbe essere il passo giusto per dar vita alla public company che utilizzerebbe i locali come vetrina di promozione e sperimentazione, sede fisica e luogo di condivisione, motore di avvio per poi lanciarsi nel mercato, e ci si immagina:
Modello di sviluppo
La società adotta il cosiddetto "modello di sviluppo open source", non basato sulla rendita derivante dal copyright di una licenza, o da brevetti e segreto industriale, ma un modello di sviluppo sostenibile in cui quello che si vende sono servizi come supporto tecnico, assistenza, personalizzazione, formazione. Questo modello si fonda sulla reputazione di una società che adotta l'etica hacker come valore fondante della compagnia.
Modello di organizzazione
Altre fonti di ispirazione, oltre naturalmente l'altra economia (come la finanza etica e il software libero):
Modello Toyota
La Toyota è una public company ed ha una filosofia fondata su dei principi e su un metodo di produzione. Le caratteristiche principali sono: una visione a lungo termine, processi per risolvere i problemi, per sviluppare e formare manager e dipendenti, la trasparenza. Le decisioni vengono prese lentamente, con il consenso e ben ponderate, e poi attuate rapidamente.
Il "Toyota Production System" combina insieme filosofie e pratiche di gestione che formano un sistema integrato tecnico e sociale che coinvolge i dirigenti, il personale e i partner.
Keiretsu
Keiretsu è un termine giapponese che indica raggruppamenti di imprese, operanti in settori diversi, collegati da partecipazioni incrociate, reti relazionali e in generale vincoli non tanto giuridici quanto etici di appartenenza al gruppo. Il keiretsu in sostanza è un fronte unito di società che operano insieme ma indipendentemente con lo scopo di perseguire obiettivi comuni e definiti.
Un keiretsu di tipo orizzontale è formato da entità e industrie partecipate o compartecipate, spesso centrate intorno a una banca e ad una compagnia. Il gruppo è complesso e tessuto insieme e si sostiene reciprocamente.
Costituzione mediante pubblica sottoscrizione
La società sarà costituita mediante la pubblica sottoscrizione, sulla base di un programma redatto dai promotori e che gli azionisti dovranno sottoscrivere, secondo quanto indicato dal codice civile.
NUOVO CODICE CIVILE
TITOLO V, Delle Società, Capo V, Delle Società per azioni
Sezione II - Della costituzione mediante pubblica sottoscrizione
Art. 2333
Programma e sottoscrizione delle azioni
- [1] La società può essere costituita anche per mezzo di pubblica sottoscrizione sulla base di un programma che ne indichi l'oggetto e il capitale, le principali disposizioni dell'atto costitutivo e dello statuto [...], e il termine entro il quale deve essere stipulato l'atto costitutivo.
- [2] Il programma con le firme autenticate dei promotori, prima di essere reso pubblico, deve essere depositato presso un notaio.
- [3] Le sottoscrizioni delle azioni devono risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata. L'atto deve indicare il cognome e il nome o la denominazione, il domicilio o la sede del sottoscrittore, il numero delle azioni sottoscritte e la data della sottoscrizione.
Art. 2334
Versamenti e convocazione dell'assemblea dei sottoscrittori
- [1] Raccolte le sottoscrizioni, i promotori, con raccomandata o nella forma prevista nel programma, devono assegnare ai sottoscrittori un termine non superiore a trenta giorni per fare il versamento prescritto al secondo comma dell'articolo 2342.
- [2] Decorso inutilmente questo termine, è in facoltà dei promotori di agire contro i sottoscrittori morosi o di scioglierli dall'obbligazione assunta. Qualora i promotori si avvalgano di quest'ultima facoltà, non può procedersi alla costituzione della società prima che siano collocate le azioni che quelli avevano sottoscritte.
- [3] Salvo che il programma stabilisca un termine diverso, i promotori, nei venti giorni successivi al termine fissato per il versamento prescritto dal primo comma del presente articolo, devono convocare l'assemblea dei sottoscrittori mediante raccomandata, da inviarsi a ciascuno di essi almeno dieci giorni prima di quello fissato per l'assemblea, con l'indicazione delle materie da trattare.
