Discussione:Libertà di copia e di accesso privati alle opere finanziate con soldi pubblici
Non ho capito perché non si fa cenno alla possibilità/opportunità che tutto il materiale prodotto da dipendenti pubblici sia in pubblico dominio (o simile): ho messo giusto l'esempio degli USA, che si può espandere ad esempio copiando da quanto abbiamo scritto all'UE a proposito del libro verde.
Capisco che questa è una campagna che si prefigge di partire dal basso, ma non vedo motivo di nascondere l'obiettivo finale, solo che personalmente non so come definirlo: il parlamento può stabilire una norma simile a quella degli USA o magari servono delle modifiche ai CCNL o cose simili? Il pubblico dominio immagino sia escluso (anche se CC0 si potrebbe usare, per escludere protezione dei database e schifezze simili).--Nemo 23:27, 27 lug 2009 (UTC)
- Semplicente perchè la nostra legislazione non prevede il rilascio nel pubblico dominio: il pubblico dominio sussiste solo 70 anni dopo la morte degli autori.
- Inoltre il concetto etico di libertà, le 5 libertà tipiche del software libero e poi esportate nel diritto d'autore, differnetemente dal pubblico dominio, impediscono la "(ri)privatizzazione" di un opera liberata, grazie alla clausola copyleft che obbliga di condividere le opere derivate sotto la stessa licenza dell'originale. Un concetto che ben si applica alle opere finanziate con soldi pubblici. --Lorenzo.detomasi 14:01, 28 lug 2009 (UTC)
- Appunto, il PD è escluso, l'ho detto anch'io. :-) Ma il concetto non cambia: perché non dire che ci piacerebbe che tutto il materiale prodotto da dipendenti pubblici fosse libero? --Nemo 23:52, 28 lug 2009 (UTC)
Altra cosa, perché parlare genericamente di opere libere? Bisogna chiarire che bisogna usare delle licenze diffuse, e non crearne di specifiche per ogni cosa, perché questo sarebbe un costo (lavoro per gli uffici legali) e renderebbe il tutto inutile per problemi di compatibilità: insomma, CC-BY e CC-BY-SA sono le uniche reali alternative.--Nemo 23:27, 27 lug 2009 (UTC)
- Perché, se oggi le cc e le gnu/gpl e gnu/gfdl sono lo strumento più diffuso, non è escluso che in futuro se ne affermino maggiormente altre, che alcuni autori preferiscano usarne una piuttosto che un altra, che non nascano licenze specifiche per determinate tipologie di opere… Se esiste una definizione di opera libera (ed esiste), gli autori hanno maggiori libertà di scelta tra una rosa di licenze compatibili con essa. --Lorenzo.detomasi 14:01, 28 lug 2009 (UTC)
- Certo, a noi interessa affermare il principio generale; però forse sarebbe utile quantomeno citare le scelte attualmente piú frequenti. --Nemo 23:52, 28 lug 2009 (UTC)
Per quanto riguarda Wikimedia Commons, grazie, però ho ristretto il suggerimento ai soli file multimediali (su cui si concentra la proposta nel prosieguo), perché mi piacerebbe che tutti i siti degli enti pubblici fossero liberi, ma non ha senso chiedere di metterne una copia in Commons (nell'Internet Archive sí, ma normalmente non è possibile; alcuni di Wikimedia si stanno informando per vedere come fare). --Nemo 23:27, 27 lug 2009 (UTC)
- Perfetto. Non ci avevo pensato.--Lorenzo.detomasi 14:01, 28 lug 2009 (UTC)
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Francesco Valotto - iQuindici
Ho una perplessità relativa al soggetto sul quale ricade l'onere del rendere pubblicamente fruibile l'opera. Si dice "Attraverso il bando di concorso, un ente pubblico richiede che l'importo da esso stesso erogato per il finanziamento totale o parziale della progettazione e/o realizzazione di opere intellettuali direttamente riproducibili in formato digitale [...] sia parzialmente o integralmente investito nel rilascio almeno una versione digitale integrale compatibile con la definizione di bene culturale libero."
Questo farebbe pensare che un bando debba prevedere un apposito capitolo di spesa finalizzato a tale rilascio. Apparentemente tutto bene, ma di fatto una clausola di questo genere tagliarebbe fuori da molte gare coloro che non dispongano dei mezzi e/o delle competenze per tale rilascio. Fintanto che si parla di software non ci sono problemi, ma se pensiamo alla grafica, alla musica, alla scultura o ad altri tipi di produzioni meno direttamente connesse all'informatica, non è detto che - ad esempio - chi sia in grado di scrivere una partitura per orchestra sia anche in grado di trasformarla in un contenuto digitale e caricarla in un qualche "contesto" dove possa essere liberamente fruita.
- In tal caso, parte del contributo andrebbe investito per produrre una versione digitale di qualità. Recentemente è stato sperimentato con successo da Giuseppe Puopolo con un concerto tenutosi a Rebibbia.
- In linea teorica qualsiasi contenuto può essere adattato alla definizione allargata che si da di opera liberamente fruibile, ma tra la teoria e la pratica c'è in mezzo la capacità di fare le cose.
- Butto lì giusto per essere certo di spiegarmi bene: mio padre è un ottimo fotografo dilettante, ma solo da poco tempo utilizza una macchina digitale e carica le sue immagini sulla rete; se gli avessero imposto una clausola del genere due anni fa non avrebbe potuto partecipare ad un eventuale concorso per la scelta di un'immagine. --Lorenzo.detomasi 14:01, 28 lug 2009 (UTC)
- Sei sicuro che non avrebbe potuto? Pensi sia un ostacolo insormontabile? Non credi che si sarebbe ingegnato? Che avrebbe chiesto aiuto? Non pensi ne valga la pena?--Lorenzo.detomasi 14:01, 28 lug 2009 (UTC)
- In altre parole un conto è dire che chi fornisce un'opera interamente finanziata da soldi pubblici deve accettare di rinunciare ai diritti esclusivi su tale opera e consentire che sia resa "ampiamente fruibile", un altro è imporgli di essere lui in prima persona a tradurre questa fruibilità in reperibilità, accessibilità, ecc. ecc. Il rischio è che "l'ignoranza digitale" (che è problema serio ma non una colpa!) possa pesare sulla possibilità di partecipare a concorsi per fornire idee
- Penso che la tua osservazione vada tenuta in seria considerazione, ma ti ricordo anche che il problema dell'ignoranza digitale probabilmente è temporaneo. Le nuove generazioni hanno un'alfabetizzazione informatica molto più elevata dei nostri nonni e i nativi digitali la avranno sempre più. Inoltre credo non sia un problema insormontabile e che necessità fa virtù: quasi tutti gli anziani ormai usano un cellulare, mio padre (65 anni) usa tranquillamente Ubuntu Linux, in Estonia le banche hanno praticamente imposto l'utilizzo di bancomat e carte di credito e vedi tranquillamente dei 90enni che padroneggiano gli sportelli elettronici… --Lorenzo.detomasi 14:01, 28 lug 2009 (UTC)
- Lorenzo le cose che dici sono tutte sensate, ma non sufficientemente universali da poter condizionare una legge. Forse mio padre si sarebbe igegnato o forse avrebbe rinunciato a paretcipare: più probabilmente avrebbe chiesto aiuto a me che avrei a quel punto odiato la legge che mi costringeva a lavorare gratis per mio padre per non fargli perdere una soddisfazione!
- Certo che le nuove generazioni sono più smaliziate, ma PIU' non significa UNIVERSALMENTE. Insomma: è giusto il principio ma non chi debba farsene carico; ci sono contesti dove una clausola obbligatoria di questo genere comporterebbe pochi problemi, altri dove rischierebbe di divenire fonte di emarginazione 8e magari di problemi legali: perchè mi impongono una cosa che nulla a che vedere con .... e che di fatto mi esclude?!) --FrancescoV 15:13, 28 lug 2009 (UTC)
- Secondo me, scritta cosi' è difficile che venga messa in pratica. Non sempre tutte le amministrazioni hanno il controllo sui risultati prodotti dal bando, ad esempio, se do dei soldi per organizzare un concerto degli U2 gratis in piazza non è detto che abbia anche i soldi per comprare i diritti di riprodurre il concerto stesso (che saranno il triplo). Lo stesso per altri prodotti, servizi o opere non direttamente riproducibili che sembra una definizione troppo vaga per essere applicata, ci sta dentro qualsiasi cosa. Io per il momento mi limiterei a categorie più facili da dominare come scritti, audio, video, materiale web, facendoci aiutare dai giuristi in lista e percui esistono licenze diffuse. E' vero che essere generali immaginando di includere le licenze attuali e future è un bene, ma è anche vero che ci si complica la vita. Inoltre, la definizione di freedomdefined.org sta su un wiki e cambia di giorno in giorno, quindi non ci si può riferire ad essa in una legge (o ordinanza o editto :-). Mi pare più facile introdurre solo licenze ad oggi note, CC/GPL e quelle che crediamo. Infine metterei l'accento su alcune cose:
- esistono tonnellate di finanziamenti pubblici in molti settori che hanno a che vedere con materiali protetti da diritto d'autore (ne ho scritto un po' qui)
- il fatto di renderli liberi, non significa renderli infruttuosi, anzi, tanti contenuti che vengono prodotti dalle pubbliche amministrazioni, per il solo fatto di non essere riutilizzati muoiono di solitudine. Se venissero liberati potrebbero anche essere rimessi in circolo con scopi commerciali, fermo restando che disponibilità della copia prodotta dalla PA. In tempi di crisi è effetto collaterale interessante. Leonardo 16:31, 28 lug 2009 (UTC)
- Secondo me, scritta cosi' è difficile che venga messa in pratica. Non sempre tutte le amministrazioni hanno il controllo sui risultati prodotti dal bando, ad esempio, se do dei soldi per organizzare un concerto degli U2 gratis in piazza non è detto che abbia anche i soldi per comprare i diritti di riprodurre il concerto stesso (che saranno il triplo). Lo stesso per altri prodotti, servizi o opere non direttamente riproducibili che sembra una definizione troppo vaga per essere applicata, ci sta dentro qualsiasi cosa. Io per il momento mi limiterei a categorie più facili da dominare come scritti, audio, video, materiale web, facendoci aiutare dai giuristi in lista e percui esistono licenze diffuse. E' vero che essere generali immaginando di includere le licenze attuali e future è un bene, ma è anche vero che ci si complica la vita. Inoltre, la definizione di freedomdefined.org sta su un wiki e cambia di giorno in giorno, quindi non ci si può riferire ad essa in una legge (o ordinanza o editto :-). Mi pare più facile introdurre solo licenze ad oggi note, CC/GPL e quelle che crediamo. Infine metterei l'accento su alcune cose:
- Tra gli esempi di opere da considerare libere a mio avviso vanno messe esplicitamente le Edizioni Nazionali. Si tratta di testi di autori PD. Il Ministero concede grandi sovvenzioni per una nuova edizione critica che come tale diventa vincolata per 25 anni. Prevedere una edizione digitale liberamente scaricabile non avrebbe costi aggiuntivi e renderebbe utilizzabile da un pubblico più ampio i testi nella loro versione corretta--Mizardellorsa 08:36, 29 lug 2009 (UTC)
- Sembra anche a me un ottimo esempio del motivo per cui in prospettiva tutto il materiale prodotto da dipendenti pubblici dovrà essere PD, CC0 o alla peggio CC-BY. Sopra giustamente si diceva che non è previsto il rilascio delle opere in PD, ma forse ai diritti sulle edizioni critiche si può rinunciare piú facilmente? Non so, ma qui certamente ci sono esperti che sapranno rispondere. --Nemo 07:28, 30 lug 2009 (UTC)
- ma non è proprio possibile trovare un modo per convincere il nostro Parlamento a fare una legge che non parli né di PD né di CC, ma lasci la possibilità di usare il materiale prodotto da enti pubblici senza dover pagare royalties? Mi sembra più semplice lavorare nel loro frame culturale per ottenere quello che noi vogliamo, no? --.mau. 14:27, 31 lug 2009 (UTC)
una noticina tecnica: in questo momento il quarto e il quinto diritto nel testo sono identici. Forse c'è qualcosa che non va. --.mau. 14:27, 31 lug 2009 (UTC)
Enti che aderiscono
Interessantissma discussione, tanto più che avevo fatto girare in mail list una richiesta (mi rendo conto, ingenua...) che chiedeva proprio: "Le opere intellettuali finanziate con denaro pubblico sono automaticamente PD?". Adesso ho alcune risposte.
Volevo chedere con maggiore precisione cosa significa "Enti pubblici che aderiscono", perchè avrei forse la possibilità di agire in concreto su un Ente Pubblico (una Amministrazione Provinciale) ma prima devo avere le idee molto chiare.
- Cosa vi aspettate da un "ente pubblico aderente", in concreto?
- Se un Ente Pubblico si limita a stabilire, all'atto dell'incarico di un'opera intellettuale, che l'opera sarà rilasciata con un copyright liberale (diciamo un CC-BY) questo, secondo voi, sarebbe sufficiente, almeno in questa fase?
- E' legalmente possibile, nel caso di opere assegnate senza questa clausola preliminare e già consegnate all'Ente richiedente, ottenere dall'autore l'autorizzazione al rilascio in CC-BY? Questo consentirebbe di andare "retrospettivamente" oltre che "prospettivamente" nel rovistamento dei documenti "dimenticati".
--Alex brollo 14:00, 23 giu 2010 (UTC)
- Un ente aderente in sostanza deve rilasciare i diritti d'autore che possiede direttamente secondo i principi elencati e costringere (nei limiti del possibile) i propri dipendenti e collaboratori a fare lo stesso. CC-BY va benissimo (è sostanzialmente quanto richiesto anche dalla Dichiarazione di Messina). Un'autorizzazione a posteriori è possibile ma difficile. Per un esempio guarda l'applicazione delle linee guida CRUI sulle tesi di dottorato. Purtroppo anche per queste la CC-BY non è obbligatoria (già l'accesso è una cosa difficile), però anche se è volontaria con un'adeguata pubblicità si aspettano parecchie adesioni (almeno a Milano). Nello stesso wiki ci sono vari esempi. --Nemo 09:46, 24 giu 2010 (UTC)
- Boh, tentare non nuoce... io ci provo. Se si fa vivo un Presidente di Provincia chiedendo lumi, trattatemelo bene... "è un mio raccomandato". :-) --Alex brollo 10:13, 24 giu 2010 (UTC)