Discussione:Economia Digitale e Welfare dell'innovazione
Non essendo stato presente alle riunioni di indirizzo (e non potendolo essere in seguito) spero di interpretare correttamente lo spirito del macro argomento “Economia Digitale e Welfare dell'innovazione†nel senso di ciò che riguarda lo sviluppo dell'economia digitale sia in ambito di mercato che sociale. Mi rendo conto per altro di staccare rispetto al documento introduttivo, ma non credo che l'argomento possa tralasciare il discorso dello sviluppo. Mi scuso anche per lo scritto non rivisto/approfondito ma per quanto mi riguarda i tempi sono troppo ristretti per poter andare oltre. In questo contesto ritengo di poter portare un contributo alla discussione o quantomeno qualche punto di riflessione. Non posso prescindere nelle mie considerazioni, dal fare riferimento alla mia duplice condizione di appassionato volontario dei servizi in rete e di professionista ed imprenditore del settore. Da lungo periodo si va ripetendo più o meno su tutti i versanti che l'Italia sconta un gap di innovazione le cui cause devono essere ricercate in una progressiva pauperizzazione intellettuale riconducibile a vari fattori legati al mondo della scuola ed universitario, a quello aziendale, alla ricerca sovvenzionata. Comunque lo si intenda e da qualunque causa primaria lo si voglia far derivare, è fuor di dubbio che il problema della scarsità di innovazione viene sbandierato ai quattro venti come il macigno che sta tra la nostra economia ed il suo sviluppo; e che il superamento di tale macigno sia l'auspicio – potremmo dire la panacea di tutti i mali – di qualsiasi “venditore di soluzioni†Sta di fatto però che all'estrema abbondanza di rimbrotti sulla scarsità , non corrisponde una altrettanto florida messe di soluzioni. Tutti bravissimi a lamentare la nostra arretratezza ma nessuno che proponga soluzioni, salvo indicarle nelle colpe o carenze altrui: a seconda di chi parli lo scarso impegno dell'industria, la carenza di finanziamenti statali, le baronie o la burocratizzazione del sistema universitario, carenze della formazione più in generale e così via. Inutile aprire qui il dibattito sulla non neutralità della scienza: la politica non può prescindere dall'incentivare la ricerca così come la ricerca non può esistere se non indirizzata da scelte politiche; ovvero la distinzione tra diversi sistemi politici si potrà notare non solo nell'orientamento della ricerca ma ancor più nel come questa viene promossa ed incentivata. In particolare in tempi di risveglio etico cavalcato alla grande da vari “stakeholderâ€diviene fondamentale insistere sul controllo democratico dell'orientamento della ricerca e dell'uso dei suoi risultati e conseguentemente di informazione e trasparenza. Da tempo oramai il dibattito sulla brevettabilità del software cerca un varco nel muro di omertà innalzato da chi cerca di farla passare (la brevettabilità ) sulla spinta di interessi non esattamente trasparenti. Tra gli addetti ai lavori si è fatto un gran parlare di lobby, petizioni, informazione, ecc. con risultati piuttosto magri: qualche battaglia è stata vinta (nel parlamento europeo), ma si tratta di una lunga guerra di posizione che tra l'altro fatica a trovare referenti istituzionali sufficientemente informati e sensibili. La riduzione della spesa imposta alla PA è un ulteriore tassello di un gioco ad incastri che a questo punto dovrebbe risultare evidente: spendere meno, promuovere innovazione, informazione trasparente... Senza voler approdare a forme di protezionismo o finanziamento occulto (che le attuali regole di mercato consentono solo a chi può permettersele!) imporre poche e chiare regole per definire una scala di valutazione adeguata negli acquisti della PA comporta necessariamente una scelta di campo, che può essere dichiarata oppure no, ma non può non esistere. Pensiamo dunque ad una serie di indirizzi che siano chiaramente espressi nel senso ed espliciti nello scopo e che premano, tramite la leva dagli acquisti della PA, quella educativa della scuola e quella innovativa delle Università , per l'uso e lo sviluppo autonomo di tecnologie libere: 1.Controllo: SW a sorgente aperta consente di conoscere nel dettaglio, riprodurre e/o modificare i flussi di informazione ed il loro trattamento 2.Trasparenza: acquisto di software e non di licenze di utilizzo quantomeno nel caso di tecnologie prodotte ad hoc 3.Educazione: approccio all'informatica non orientato al mero utilizzo passivo degli strumenti ma alla comprensione della loro logica e funzione; utilizzo nella scuola di software a sorgente aperta significa avere la possibilità di di capire il “perchè†oltre che i “come†4.Protezione e sviluppo: forme di registrazione/deposito che garantiscano l'ideatore nei suoi diritti sul piano commerciale. Chi scrive software “libero†al momento non può essere certo che tale rimarrà ; chi scrive software commerciale dovrebbe essere incentivato a diffonderne la conoscenza pur senza perderne i diritti in modo tale da incentivare sviluppo anziché la conquista di “posizioni di nicchiaâ€
La scuola dovrebbe essere canale di diffusione di cultura, nell'informatica come in tutti gli altri campi! Certi slogan eccessivamente semplificativi dimostrano che lo strumento informatico - sia nel suo utilizzo produttivo (sviluppo di sw) che strumentale – venga visto come una sorta di “rimedio universale†al di la di una valutazione culturale, politica, sociale, ecc. “Inglese, informatica, impresaâ€, ovvero tre i per non significare assolutamente nulla! Limitiamoci all'informatica: quale cultura dell'informatica può portare una scuola “programmaticamente†appiattita sulle linee predisposte dalle multinazionali del software?! Cultura informatica significa saper premere i tasti indicati dalla guida in linea del wizard del modello predefinito prescelto. Oppure... Come può la scuola farsi promotrice di un diverso concetto di utilizzo dello strumento informatico? Gli insegnanti sono, come chiunque altro, figli della loro epoca e se non hanno specifiche competenze o particolari interessi personali saranno come gli altri vittima del mercato. E' necessario dunque che dall'aggiornamento degli insegnanti venga lo stimolo e l'esempio di una diversa interpretazione della “cultura informaticaâ€. Il coinvolgimento delle università , ma anche l'apertura di spazi di dibattito pubblico e di pubblico intervento (e qui lo spazio per le associazioni risulterebbe vitale) per l'aggiornamento degli insegnanti potrebbero garantire visioni più ampie con ricadute positive nella formazione. Infine promuovere innovazione anche a “livello industriale†significa garantire il diritto derivante dall'ideazione ma contemporaneamente contribuire alla diffusione delle idee, delle buone idee per meglio dire. Dunque una legislazione snella sul diritto d'autore in qualunque termine lo si voglia intendere (e qui il tavolo normativo dovrebbe avere argomenti in abbondanza!) che garantisca chi registra e riconosca forme di licenza attualmente difficilmente traducibili per la legislazione italiana (creative commons ad es.). Chi detiene i diritti dati dall'ideazione deve potersene giovare in termini tali da risultare economicamente soddisfacenti (in caso contrario si disincentiverebbe l'investimento), ma contemporaneamente non tali da risultare inutilizzabili anche da parte di altri per ulteriori sviluppi. Il principio è quello della licenza gratuita per utilizzo personale ed a pagamento per l'utilizzo commerciale con il pieno diritto in entrambi i casi di intervenire sul software per migliorarlo, riconoscendone la fonte. Traslando questa forma di GPL in linea guida per la norma potremmo disporre di una forma di “brevetto†o “registrazione di diritti†che incentiva le aziende ad investire nella ricerca anche utilizzando la ricerca altrui, coperta nei diritti di utilizzo ma non di conoscenza. Non dimentichiamo che il brevetto nella sua concezione originaria aveva uno scopo simile: considerando che per brevettare qualcosa è necessario registrarne le caratteristiche innovative descrivendole nel dettaglio in un registro pubblico è chiaro che oltre ad essere una forma di protezione dei diritti dell'ideatore risulta anche essere un potente canale di trasmissione dell'innovazione. Ovviamente questo vale se i diritti dell'ideatore non travalicano il limite del monopolio e se l'aggiudicazione di brevetto non risulta solo formale. Di recente è stato reso gratuito (o quasi?) l'ottenimento di brevetto con il risultato di sovraccaricare gli enti preposti con richieste spesso "demenziali" e perdere un po' di contributo estero visto che circa il 70% (spero di non imbrogliarmi con le cifre andando a memoria, ma se sbaglio è per difetto) di ciò che viene brevettato in Italia proviene dall'esterno.
Francesco WebMaster de iQuindici
Sviluppo e Innovazione: note di indirizzo generale
Il mondo della imprese italiane necessita di innovazione: ad un tempo luogo comune e dato incontrovertibile. Come già sottolineato da autorevoli tecnologi italiani, su tutti dal Professor Meo e da parte consistente dal negletto mondo informatico italiano il nostro sistema delle imprese non riesce ad agganciarsi al treno dello sviluppo legato all'immateriale e alle nuove tecnologie in quanto strutturalmente resistente e direi quasi impermeabile all'innovazione che è ovunque vista come un problema e non quale è: opportunità epocale irrinunciabile. In questa ottica la funzione strategica del governo non può riduttivamente intendersi come intervento di mero investimento su filiere economiche mature (es. moda e tessile) al fine di adottare innovazioni di processo ma secondo me deve tramite organismi nuovi (ad esempio Agenzie Sviluppo Tecnologico territoriali) favorire un tessuto di nuove imprese nei servizi a partire da un capitale umano di conoscenze diffuso quali gli sviluppatori indipendenti e le microimprese del settore ICT. Solo in questo modo si potranno innescare circoli virtuosi che consentiranno a nuove e innovative imprese italiane di generare sviluppo, non certo acquistando pacchetti software proprietari dei soliti noti assi pigliatutto perlopiù americani, mortificando sul nascere la sbandierata creatività italiana. In assenza di uno sforzo progettuale di questo tipo nel settore ICT il nostro paese continuerà ad essere territorio di caccia oggi americano e nordeuropeo domani magari cinese e indiano e né ora né mai potrà sfornare nuove e creative tecnologie (es. skype è norvegese danese, SAP è tedesca, Mandriva è francese Linus Torvalds è finlandese etc.) Luciano Di Giacomo ware.it Communications