Discussione:Disegno di legge

Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).

Finalmente una legge per la Rete invece che contro la Rete. Che sia perfettibile è nella logica delle cose ma è una piattaforma sulla quale si può finalmente aprire una discussione. Per il momento pare una serie di dichiarazioni di intenti, condivisibili, ma che rischiano anche di essere male interpretate quando non stravolti. Forse servirebbe una legge di un solo articolo che sancisca una volta per tutte l'assoluta neutralità della Rete così come lo è la tecnologia.

Un solo articolo per la neutralità della rete... e qualche articolo per il software libero e per la Società dell'Informazione e della Conoscenza...

Indice

Non sarebbe meglio allargare il concetto al software open-source?

Proposto da Gabriele Bartolini.

Tra l'altro, leggendo il punto 3.1.1:

software libero: il programma per elaboratore elettronico distribuito con una licenza d’uso che permette la sua esecuzione per qualsiasi scopo, senza vincoli sul suo utilizzo, l’accesso al codice sorgente, il suo studio ed eventualmente la sua modifica, la sua ridistribuzione in un numero di copie illimitato e la sua modifica e miglioramento

Io suggerirei la dizione "software open-source". Secondo me, un purista del software libero potrebbe obiettare sulla definizione di cui sopra. Inviterei comunque persone più esperte di me dal punto di vista delle licenze e legale a commentare questa cosa.

  • Direi invece che la definizione è ottima, richiama quasi esattamente le "quattro libertà" della definizione originale di software libero; Magari si potrebbe esplicitare questo riferimento --Resoli 17:04, 15 mag 2009 (UTC)
  • Purtroppo nella definizione di "Open Source" possono ricadere anche tutti i prodotti "commerciali", come quelli della Microsoft quando questi vengono forniti corredati del codice sorgente (credo che sia già successo per le amministrazioni russe). Il fatto che il codice sorgente sia "open" non implica alcuna delle libertà indicate nella definizione di Software Libero. --Nicolaasuni 15:46, 5 mag 2009 (UTC)
    • La definizione di "Open Source" non parla solo di visibilità del codice, ma comprende tutte le cose elencate nella definizione di sw libero fatta nel ddl. Dalla Open Source Definition commentata: "...Open source doesn't just mean access to the source code. The distribution terms of open-source software must comply with the following criteria:...". Per parlare di "Open Source" non basta la sola visibilità del codice; motivo di più per utilizzare il meno ambiguo (e italiano) termine "software libero". --Resoli 17:04, 15 mag 2009 (UTC)

Non vorrei che importanti progetti open-source come PostgreSQL (che rappresento in qualità di presidente di Italian PostgreSQL Users Group e vice presidente di PostgreSQL Europe) venisse in qualche modo dimenticato da questo disegno di legge. PostgreSQL ricordo è distribuito secondo la licenza BSD.

  • Malgrado il problema evidenziato dalla FSF, credo che BDS possa essere considerata una licenza di Software Libero, così come indicato su Wikipedia --Nicolaasuni 15:46, 5 mag 2009 (UTC)
    • La BSD è ovviamente una licenza di sw libero, in quanto soddisfa ampiamente le quattro libertà. --Resoli 17:04, 15 mag 2009 (UTC)

Vorrei evitare scontri filosofici del tipo: http://www.gnu.org/philosophy/free-software-for-freedom.html :)

  • Infatti; la definizione del ddl mi pare sufficientemente semplice e generale per evitare scontri. --Resoli 17:04, 15 mag 2009 (UTC)

Sull'accessibilità e usabilità in generale

Un piccolo commento: visto che una legge sull'accessibilità (più o meno buona) c'è già, è in fase di studio una seconda versione, e di accessibilità se ne parla anche nel CAD, non sarebbe più semplice rimandare alla normativa già vigente? Non vorrei che, andando a ridefinire concetti già presenti nelle leggi attuale, si andasse a generare confusione (e già in materia di accessibilità ce n'è già abbastanza). --Gabriele.bartolini 07:45, 15 mag 2009 (UTC)

Altri emendamenti

Qui http://mfioretti.com/it/commenti-suggerimenti-sul-ddl-neutralit-della-rete ci sono emendamenti proposti da Marco Fioretti, suggerisco: a. a Marco di metterli qui . MARCO FIORETTI: ho iniziato a farlo, direttamente sul testo, poi mi sono reso conto che c'erano già parecchie aggiunte rispetto alla versione che avevo commentato sul mio sito. Ora l'ho stampata per studiarmela con calma, aggiungerò eventuali altre modifiche domattina. Ovviamente, fatemi sapere cosa ne pensate! b. a voi di dire la vs in proposito

Modifiche proposte da Nicola Asuni

--Nicolaasuni 15:30, 5 mag 2009 (UTC)

Art. 3.1.ab

Suggerisco di espandere la definizione di "usabilità" perché si tratta di un concetto fondamentale:

usabilità: misura la qualità dell'interazione tra l'utente ed un dato sistema (o strumento) prendendo in considerazione i seguenti fattori:

  • facilità di apprendimento - misura la rapidità con la quale un utente che interagisce per la prima volta col sistema ne apprende le funzionalità di base;
  • efficienza d'uso - misura la rapidità con la quale un utente esperto riesce ad integragire col sistema;
  • memorizzazione - misura la facilità con la quale gli utenti memorizzano e ricordano le procedure legate all'interazione col sistema.
  • frequenza ed importanza degli errori - misura la quantità e l'importanza degli errori commessi dagli utenti durante l'interazione col sistema;
  • soddisfazione soggettiva - misura il grado di soddisfazione dell'utente nell'utilizzare il sistema.

Art. 3.1.n

La definizione di "banda larga" è forse troppo generica e non fa alcun riferimento alle velocità di trasmissione dati, alla "rete" o ad "Internet". Credo che l'equivalente inglese di "banda larga" sia "broadband" (e non "wide-band") che indica generalmente un'elevata velocità di trasmissione dati da e verso la rete Internet.

Art. 5.1

Suggerisco di indicare esplicitamente la banda di ricezione ed invio perrché quest'ultima è mal pubblicizzata pur costituendo un parametro fondamentale della qualità della connessione:

Al fine di garantire la neutralità e la trasparenza nelle condizioni di accesso alle reti, i fornitori di accesso alle reti, nell’erogazione dei servizi di accesso ad Internet e nella loro promozione, sono tenuti a specificare la banda minima garantita e la banda massima raggiungibile per la ricezione dei dati (download) e per l'invio dei dati (upload), il tasso di concentrazione verso le reti nazionali e le condizioni tecnologiche in relazione ai livelli di traffico verso le reti internazionali.

Art. 6.2

Suggerisco di indicare che le modalità di recesso dovranno essere semplici e tempestive almeno quanto quelle per l'attivazione. Questo per evitare situazioni tipo: per attivare un servizio basta un click, per recedere occorre inviare per raccomandara A/R un modulo ignoto ad un indirizzo ignoto ed aspettare tempi biblici.

Art. 7

E' possibile irrogare sanzioni più pesanti in caso di reiterazione delle violazioni? E' possibile revocare le licenze? Questo per evitare che gli operatori possano in qualche modo "mettere a bilancio" le sanzioni e procedere in maniera scorretta.

Artt. 8 e 11

La frase "in qualunque formato gli stessi siano prodotti" potrebbe essere cambiata in "in qualunque formato standard gli stessi siano prodotti" o simile. Altrimenti un privato cittadino potrebbe produrre un documento in un formato inventato ad-hoc e pretendere che l'amministrazione pubblica sia in grado di utilizzarlo.

Titolo III

(Società dell’informazione e della conoscenza) <-- manca la parentesi di chiusura.

Commenti di Marco Fioretti, 2009/05/11

Ho aggiunto alcune delle modifiche che avevo suggerito sul mio sito. Tra parentesi, risolvono il problema segnalato nel paragrafo precedente da Nicola Asuni a proposito degli articoli 8 e 11.

Le modifiche più importanti sono proprio quelle ai punti 8.3 e 11.3 La forma è sicuramente migliorabile; per come calcolare la data oltre la quale rifiutare i formati proprietari quando esistono alternative aperte, e soprattutto per come inserirla nel testo, mi rimetto a chi ha più esperienza con la stesura di questo tipo di documenti. Però il principio che sono SOLO i formati aperti quelli che non si possono rifiutare in ingresso; che amministrazioni e imprese pubbliche devono arrivare prima possibile a NON accettare formati proprietari da chiunque abbia rapporti con loro, e comunque non devono mai usarli (sempre quando un'alternativa aperta esiste, ovviamente) quando conservano o rilasciano documenti digitali all'esterno, dovrebbe essere il cardine di una legge che parla di pluralismo informatico.

Il testo iniziale dichiara esplicitamente che le PA non possono rifiutare qualsiasi formato gli arrivi da fuori, includendo quindi quelli proprietari. Basta lasciare quella frase com'è per vanificare tante buone intenzioni, cioè per ritrovarsi costretti a pagare per chissà quanti anni, con denaro pubblico, acquisto e manutenzione di chissà quanto software proprietario e documenti non standard (cioè che diventeranno sicuramente illeggibili prima o poi!) se anche un solo cittadino o azienda su 1000 si rifiuta di passare ai formati aperti. Essere assolutamente intransigenti (solo) sui formati è l'unico modo per garantire il pluralismo informatico ed evitare di farsi coinvolgere in battaglie ideologiche che non farebbero altro che rallentare la legge.

Di seguito riporto alcuni commenti e suggerimenti che non sono modifiche da apportare al testo, non ancora almeno.

Art 3, definizioni

Le definizioni j e l ("fornitori di accesso alle reti" e "Internet service provider") non sono ridondanti?

definizione n. "banda larga": la definizione attuale non è esatta, almeno nella realtà dei fatti, poichè si può avere una velocità di trasmissione media elevatissima ma abbastanza irregolare da impedire comunicazioni interattive (che poi è il problema all'origine di tutte le pressioni contro la neutralità della rete: chi vuole spostare televisione e (video) telefonate su Internet non ha bisogno solo di grande velocità, ma anche di passare davanti a tutti gli altri, altrimenti i suoi servizi non funzioneranno). Il telefono tradizionale è interattivo quanto il VoIP e molto più affidabile, ma gli bastano pochi chilohertz.

La definizione data contrasta anche con le aspettative di molti utenti: moltissime persone quando chiedono la banda larga intendono "dell'interattività non m'importa nulla, ma voglio scaricare tutto quello che voglio da Internet più in fretta possibile"

Inesattezze a parte, la definizione è troppo vaga e niente affatto quantitativa, quindi rischia di creare effetti negativi. Gli operatori possono essere vincolati per legge a rispettare parametri numerici, oggettivi, non definizioni qualitative che dipenderebbero anche dalla situazione istantanea della rete. Quand'è che la banda è larga? Almeno 1 MB/secondo? Almeno 2? 4?...(senza nemmeno toccare parametri di Qualità di servizio come tempo di attraversamento massimo, jitter...)

Definizione w: Non sono sicuro che la definizione di shaping sia corretta, o almeno completa.


Art 4.1 (Diffusione sul territorio della connettività a banda larga

"La diffusione della rete di telecomunicazione a banda larga è assicurata in tutto il territorio nazionale e in tutti i servizi pubblici di interesse generale."

Vedi sopra: quand'è che la banda è larga? Almeno 1 MB/secondo? Almeno 2? 4?... Non sono questioni di principio, perché senza un parametro oggettivo è impossibile decretare se la legge è stata rispettata o no, e ogni MByte o frazione di MByte al secondo in più costa parecchi milioni di euro per metterla in pratica.

art 8.2 e 11.2

" Ai fini di cui al comma 1, in conformità con il principio di neutralità tecnologica, le amministrazioni pubbliche utilizzano soluzioni basate su software libero"

"Ai fini di cui al comma 1, in conformità con il principio di neutralità tecnologica, le università pubbliche utilizzano soluzioni basate su software libero"

A me personalmente queste formulazioni potrebbero anche andar bene, però "usare soluzioni basate su software libero" non sembra affatto neutralità tecnologica, ma il contrario: è preferire per principio certe soluzioni tecnologiche e non altre. Fermo restando che appoggio senz'altro la preferenza per il software libero, forse sarebbe meglio, o meno sensibile a critiche, sostituire "neutralità tecnologica" con qualcosa tipo "garantire il pieno controllo su servizi e dati che appartengono a tutti i cittadini, minimizzare le spese e non vincolarsi ad alcun singolo fornitore"

Art 14, Piano per l'innovazione digitale

Dov'è il testo del Piano, chi lo scrive, quando...


Commenti di Marco Fioretti, 2009/05/15

Mi sono reso conto soltanto adesso che, nell'ansia di non dimenticare aggiunte e commenti ai singoli articoli, ho dimenticato di menzionare anche qui un importante problema di fondo, che però avevo segnalato già dal 23 aprile in un commento sul blog unaleggeperlarete:

Questa proposta già mette insieme parecchi argomenti diversi, che non sono nemmeno indissolubilmente legati fra loro (per esempio, non c’è alcun bisogno di software libero per fare una rete neutrale)

Sto raccogliendo materiale e forse la prossima settimana aggiungerò altri commenti specifici, però confermo fin d'ora quel concetto.

Software/formati liberi e neutralità della rete non sono problemi indissolubilmente legati, e meno ancora lo sono le soluzioni. La prova è che non solo si può avere una rete perfettamente neutrale senza alcun software libero, ma è possibilissimo, tecnicamente parlando, mettere fine alla neutralità della rete usanso proprio e soltanto software libero. Oltre al danno, la beffa.

In generale, la licenza del software usato è solo uno dei fattori, e spesso l'ultimo, che influenzano l'effettiva libertà di comunicare, lavorare, studiare eccetera. Come ho detto già in altre occasioni, si può costruire il perfetto stato di polizia digitale usando solo software libero. Dico tutto questo non per scatenare qui una discussione potenzialmente interminabile e improduttiva ai fini del DDL, ma solo per spiegare che più ci penso e più mi sembra opportuno dividere questa proposta in due, una solo sulla net neutrality e una solo sul pluralismo informatico.

Più sono gli argomenti scorrelati inclusi in una proposta, più diventa difficile farla approvare così com'è, mentre tenendoli separati possono aumentare le probabilità che almeno uno rimanga inalterato.

Chiudo con un altra nota generale, la prossima settimana proporrò altre modifiche specifiche se necessario, su un'altra differenza importante fra i due argomenti oggetto del DDL.

Il software libero è una questione molto più "interna" della net neutrality, cioè qualcosa su cui si può legiferare e agire con buoni risultati anche solo a livello puramente nazionale. Per imporre l'uso esclusivo del software libero nelle PA italiane potrebbe bastare, almeno in teoria, una legge dello Stato italiano, senza chiedere permessi a nessuno (ignoro volutamente regolamenti UE e simili per concentrarmi sul prossimo concetto).

Al contrario, e per definizione, una legge italiana sulla neutralità della rete potrebbe avere risultati pratici assai limitati anche se fosse perfetta, poiché imponibile solo ai provider che operano fisicamente in Italia.

Avevo già fatto l'esempio dei video di Hulu.com, non ricevibili via Internet se si è fuori dagli USA, ma il problema è molto più generale.

Gran parte del materiale fruito via Internet in Italia (Youtube, Facebook, eccetera) sta su server accessibili solo tramite dorsali controllate dall'estero. Idem per parecchio materiale Italiano: i server di Ning, Blogger.com e tanti altri servizi di gran moda stanno quasi sempre all'estero, mica qui, e sono controllati da compagnie straniere.

Poter imporre la net neutrality solo a chi gestisce le ultime poche centinaia di Km serve a ben poco se quelle compagnie o i loro governi decidono di rallentare quei byte (a favore di film o altro) prima che arrivino alle nostre frontiere. è il trucco dei simpaticoni di Pirate Bay applicato al contrario: se un paese ti costringe a comportarti bene sui server installati nel suo territorio, spostali in un altro paese in cui puoi configurarli (filtraggio incluso) come ti pare per mancanza di leggi.

Qual è la conclusione? Che, oltre a separare pluralismo informatico e neutralità della rete in due proposte separate perché sono argomenti separati e con caratteristiche diverse, forse occorre aggiungere alla parte sulla neutralità qualche impegno formale e preciso dello stato italiano a operare in tal senso in sede internazionale.

Commenti di Marco Fioretti, 2009/07/15

Anche se all'ultimo minuto, sono riuscito ad aggiungere alcune modifiche al testo che uniformano il linguaggio, oppure collegano e giustificano il testo della proposta, con alcune norme rilevanti sia europee sia ISO, vedi la definizione di interoperabilita (art 3 par "m") e il testo dell'articolo 8.4.

Fatto questo, concludo ribadendo quanto avevo già scritto a maggio: ritengo opportuno SEPARARE questo testo in due proposte indipendenti, una sulla sola neutralità della rete e diritto d'accesso alla banda larga, l'altra relativa a software libero, formati aperti e pluralismo informatico.

La prima legge dovrebbe contenere (a parte introduzione e disposizioni finali) gli articoli da 4 a 7 del testo attuale, più un impegno, in forma da definirsi, per promuovere la neutralità delle reti a livello internazionale, visto che un singolo paese può fare poco, come ho già scritto a maggio.

La seconda legge (articoli da 8 a 13 del testo attuale) dovrebbe fare da base, rafforzandole, alle varie leggi regionali già esistenti sullo stesso argomento, in due modi:

1) insistendo molto, nell'ottica del riuso e del risparmio, sulla collaborazione fra regioni, che oggi è ancora (basti pensare a firme digitali e smart card) molto minore di quanto potrebbe, fissando anche sanzioni per chi non si adegua.

2) Risolvere se e dove necessario il problema sollevato da Belisario e La Guardia nella loro relazione alla conferenza nazionale sul software libero di Bologna 2009, cioè (in estrema, estrema sintesi) il fatto che varie leggi regionali sul software libero sarebbero in realtà deboli e impugnabili perché intervengono direttamente su materie come concorrenza, appalti e forse anche diritto d'autore, che sarebbero di esclusiva competenza del Parlamento.

Rimango a disposizione per ulteriori studi e discussioni sull'argomento!

Marco Fioretti