Articolo liberazione

Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).

Il digitale dei padroni e quello dei diritti. L'Unione con chi sta?

Si è conclusa a Roma, al Linux Club, la settimana dedicata al software libero e alla cultura condivisa. Il «movimento» interroga la politica e i partiti


di Francesca Bria da liberazione.it del 25.01.2006


Si è appena conclusa la «Settimana delle Libertà Digitali», l'appuntamento dedicato al software libero e alla cultura condivisa che si tiene ogni anno presso il Linux Club di Roma. Un'edizione organizzata da una rete di gruppi ed associazioni che ha visto al centro delle riflessioni il tema dell'innovazione tecnologica e le conseguenze che lo sviluppo di internet e del digitale comporta ormai su tutti gli aspetti del quotidiano. A poche settimane dalle elezioni politiche si è colta l'occasione per far sentire la voce del «popolo della Rete» nella definizione del programma dei partiti e delle coalizioni che si candidano al prossimo governo nazionale. Con la speranza di inchiodare i partiti dell'Unione su alcuni temi chiave.


Momenti d'incontro e riflessioni comuni si sono alternati a tavoli di lavoro e a momenti di proposte politiche concrete che sono pervenute anche e soprattutto tramite il web e grazie all'uso del wiki (http://frontieredigitali.net), un sito aperto ai contributi di tutti e che permette la scrittura collaborativa. Ma l'uso di dispositivi tecnologici intelligenti e cooperativi non basta. L'esigenza è quella di dare più visibilità ai temi che il movimento Open Source porta avanti cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica. Questioni come il diritto alla privacy, le forme di controllo e di "illibertà" poste dalle nuove leggi antiterrorismo, i nuovi monopoli, la necessità della diffusione dell'open source nella scuola e nella pubblica amministrazione, il riconoscimento del valore sociale dell'accesso aperto ai contenuti sono fondamentali per il futuro del paese e stanno trasformando sempre di più la vita di tutti i cittadini.


A volte si fa fatica a trovare un linguaggio comune tra politica e movimenti e la prima sembra più interessata ad un'idea d'innovazione "sviluppista" che riguarda solo aziende e grandi capitali senza porsi la questione dell'affermazione di nuovi diritti della Rete. Per fortuna i politici non sono tutti uguali e alla settimana delle libertà digitali hanno partecipato diversi amministratori (Gramaglia e Vita) e rappresentanti politici (dai senatori Cortiana e Falomi a Sergio Bellucci) interessati a confrontarsi con queste proposte. «Questa settimana allude alla libertà in quanto tale, parlare di libertà digitali oggi vuol dire parlare di libertà in senso assoluto» ha dichiarato Sergio Bellucci durante una delle discussioni più partecipate. «Rifondazione comunista ha tentato di fare incontrare la propria elaborazione con quella dei movimenti e delle associazioni direttamente al tavolo del programma, cercando di contaminare il programma. Ora la sfida è come trasformare questi contenuti in fatti concreti». Al confronto non potevano mancare i rappresentanti delle più grandi aziende informatiche, IBM e Microsoft che si sono espressi soprattutto sugli assetti economici produttivi legati all'intervento dello stato per favorire lo sviluppo dell'innovazione.


«E' necessario sottolineare che il concetto di [Libertà Digitali] deve essere affiancato a quello di [Diritti Digitali]» ha affermato Francesco Tupone dell'Associazione Linux Club Italia. «Le libertà di poter disporre delle opportunità di emancipazione che le nuove tecnologie possono portarci, non devono andare compromesse a causa di una forzosa imposizione di leggi economiche inattuabili per i beni immateriali digitali». Il riferimento immediato è alle leggi sul copyright che proteggono solamente gli interessi della major criminalizzando pratiche di massa socialmente diffuse come il peer-to-peer. Su questi temi come su altri dalle associazioni del software libero sono uscite proposte molto chiare. Innanzitutto abolire la legge Urbani depenalizzando il reato di filesharing, utilizzare nuove forme di tutela del diritto d'autore come le Creative Commons, togliere alla [Domande_a_Siae_e_politici|Siae] il monopolio sulla gestione dei diritti d'autore e abolire l'obbligo del bollino Siae sulle opere, emendare il pacchetto Pisanu che obbliga la registrazione e schedatura di tutti coloro che accedono ad internet e abolire il valore legale delle certificazioni di formazione su prodotti software con licenze proprietarie.


La società dell'informazione e l'innovazione tecnologica possono purtroppo anche significare la negazione delle libertà digitali e la massima pervasività dell'economia neoliberista, perchè ogni tratto della vita umana può essere utilizzata per produrre valori, idee e senso che diventano merci di questa forma d'economia assoggettata alle sole logiche del mercato, portando a forme di controllo totale che fanno prevalere la sicurezza sulla democrazia. Ma la riappropriazione delle tecnologie e il loro uso all'interno di un contesto sociale adeguato può invece portare a forme di liberazione, perchè le comunità possono costruire una nuova idea di produzione digitale condivisa che ha la caratteristica di considerare e consolidare il sapere e la conoscenza come "Bene comune".


E' su questo terreno che si gioca la vera battaglia ed è su questo terreno che si muove il popolo della Rete.


I lavori continueranno anche nelle prossime settimane rigorosamente in Rete attraverso il sito wiki e le discussioni di questa settimana lasciano ben sperare perchè hanno già evidenziato che l'uso critico delle tecnologie rende possibile un nuovo "protagonismo" delle comunità della Rete. Speriamo che la politica sappia ascoltare e che le parole vengano tradotte in politiche concrete.

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