AGCOM, SIAE e DIRITTO D'AUTORE

Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).

La risposta del network di Frontiere digitali alle 10 domande della Siae sul diritto d'autore dopo la la delibera AGCOM

Si riporta integralmente il testo diffuso dalla Siae con le domande in neretto. In Italico le risposte del network

[13-Lug-2011 Sul provvedimento Agcom per il diritto d’autore Appello di Siae e Confindustria Cultura Italia Pari dignità 10 domande e un invito[1]


Gli Associati che vogliono far pervenire la propria adesione all’appello di Siae e Confindustria Cultura Italia per la difesa del diritto d’autore possono farlo tramite il Portale Associati oppure inviando una comunicazione firmata al Servizio Associati e Mandanti allegata ad un messaggio di posta elettronica a: sam.segreteria@siae.it ; i non associati possono inviare una comunicazione firmata allegata ad un messaggio di posta elettronica a: ufficio.editoriale@siae.it indicando nome, cognome e indirizzo e-mail (non pubblicato).

1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?

RISPOSTA La domanda è capziosa e truffaldina. Non esiste una rapporto diretto e necessario fra riconoscimento e remunerazione di un'opera dell'ingegno. L'invenzione e la diffusione del digitale possono essere considerate una vera e propria rivoluzione che ha cambiato radicalmente per la collettività il concetto di copia, a prescindere dal fatto che sia legale o illegale. Da un lato, vista la semplicità, l'immediatezza e l'economicità dell'atto della copia, molte persone la percepiscono come un "diritto naturale", ovvero è un'azione talmente scontata e naturale che in pochi si pongono il problema dell'illegalità dell'atto. Se per tutti noi era naturale videoregistrare per uso personale un film trasmesso in televisione, registrare una musica trasmessa dalla radio, prestare un libro o un dvd agli amici ecc., perché non dovrebbe essere permesso fare altrettanto su Internet o attraverso altri mezzi digitali, che, oltretutto, sembrano e sono stati "geneticamente" progettati per la condivisione di idee, informazione e di tutte le opere intellettuali in generale? Qualsiasi forzatura che impedisca quest'atto così scontato nel mondo digitale è percepita come assurda e "innaturale". Dall'altro lato si è palesato il fatto che la copia non sia equiparabile al furto. Se mi rubano una mela, io non posso più mangiarla mentre il ladro si. Invece copiando un'opera non la si perde, ma la si condivide, ovvero nessuno perde l'originale e tutti ne otteniamo una copia identica. A nessuno viene a mancare l'oggetto della copia e tutti lo guadagnano. Attraverso i mezzi digitali il diritto d'autore può essere remunerato. Anzi, la mancanza di costi di realizzazione e distribuzione di un supporto materiale, nonché la riduzione del numero di intermediari, permetterebbero di abbassare notevolmente i prezzi, garantendo comunque margini di guadagno più alti a tutta la filiera produttiva e, in particolare, agli autori. Basti pensare che, in caso di vendita diretta autore-fruitore, il guadagno di un autore è prossimo al 100% del prezzo netto di vendita. Inoltre, grazie alla condivisione, la diffusione capillare di un'opera consentirebbe di raggiungere un'audience notevolmente più ampia e quindi un maggior numero di potenziali consumatori disposti a remunerare l'autore poiché ne apprezzano il lavoro. Il problema non sembra essere Internet, quanto piuttosto l'ostinarsi ad adottare modelli di business tipici del passato. Bisognerebbe riconoscere e sfruttare le potenzialità commerciali dei mezzi digitali, facilitare e rendere immediato l'acquisto di file digitali (cercarle sulle reti p2p costa tempo e fatica) e abbassare i prezzi delle opere per renderle più appetibili rispetto alla copia illegale (attualmente, nonostante i minori costi di produzione e distribuzione, un ebook costa quanto la copia cartacea e un album mp3 quanto la versione cd, se non di più), cercare fonti di guadagno complementari la cui esperienza digitale non è paragonabile a quella materiale e fisica (il concerto ne è il classico esempio), sfruttare la condivisione come mezzo di promozione di ciò che non è copiabile digitalmente ecc. Inoltre l'attuale durata del diritto d'autore (70 anni dopo la morte dell'ultimo autore che ha contribuito alla realizzazione dell'opera) è percepita come eccessiva, come un forte limite alla diffusione della conoscenza e della cultura e al progresso della scienza e delle arti. Questo comporta, per molti, il percepire l'atto di copia illegale come un atto di disobbedienza finalizzato a far valere un diritto che ci è negato, per favorire pochi, rallentando lo sviluppo della società.

2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale? Perché impedire la messa in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere considerata una forma di censura?

RISPOSTA Il concetto di proprietà intellettuale è truffaldino. Non può esistere proprietà sulle idee, sui pensieri, sui processi cognitivi, logici e matematici. Non può esistere proprietà relativamente a ciò che per sua natura è immateriale. Inoltre, con il termine di properietà intellettuale si indicano tutele e istituti giuridici non pertinenti al diritto d'autore. Il diritto d'autore protegge le idee espresse in una forma riconoscibile e comunicabile.

Come autori, singoli e collettivi, reputiamo importante il riconoscimento del nostro lavoro intellettuale. Alcune volte non lo riteniamo necessario. Riteniamo fondamentale essere riconosciuti per il nostro lavoro e per questo critichiamo accordi contrattuali dove non ve ne sia traccia. Come autori per noi è importante essere remunerati per il nostro lavoro, ma non sempre. A volte riteniamo utile regalare il nostro lavoro e far sì che altri ci costruiscano sopra.

Introdurre una discutibile azione di notice and take down per via amministrativa significa introdurre un comodo strumento di censura, in quanto si toglie la prerogativa dei provvedimenti restrittivi alla magistratura, consentendo l'azione per via cautelare in presenza di una violazione presunta."


3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri?

RISPOSTA Infatti riteniamo che la Siae sfrutti il lavoro altrui, senza corrispondere agli autori i compensi spettanti. Per questo ne chiediamo la riforma negli organi amministrativi, di rappresentanza e nei meccanismi di verifica e raccolta dei proventi degli autori, come pure della loro ripartizione finale. Riteniamo che gli editori, gli stampatori e altre agenzie commerciali utilizzino illegalmente il lavoro altrui. E per questo chiediamo di essere riconosciuti e remunerati.

Inoltre inibire l’accesso a siti e servizi web per via amministrativa significa introdurre un comodo strumento di censura, in quanto si toglie la prerogativa dei provvedimenti restrittivi alla magistratura, consentendo l'azione per via cautelare in presenza di una violazione presunta.

Il principio che affermiamo é che nessun dispositivo lesivo delle libertà personali e del diritto alla riservatezza può essere utilizzato in nessuna occasione e su nessun pretesto per difendere il diritto di autore.

4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?

RISPOSTA Infatti riteniamo che sia gli autori iscritti alla Siae, sia le piattafome tecnologiche che veicolano i contenuti dovrebbero remunerare gli User Generated Contents. Riteniamo che i fornitori di connettività richiedano prezzi esosi per servizi generalmente inadeguati per cui sono stati spesso sanzionati dalle autorità competenti, dal gran giurì della pubblicità, dall'Autorità Antitrust e per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Tuttavia dobbiamo precisare che Non è vero che la connessione di rete sia sempre a pagamento (http://it.wikipedia.org/wiki/Freenet). Fornire la connessione di rete a pagamento o gratis è una scelta, perché non può essere una scelta anche per i contenuti?

5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?

RISPOSTA La tassa è quando non ti puoi sottrarre dal pagamento di una certa somma indipendentemente dalla fruizione di un servizio o dal riconoscimento di un diritto. Perciò parliamo di "tassa". Un esempio di tassa è il bollino SIAE. Il principio da adottare qui è "no taxation without representation". I consumatori rifiutano questo tipo di tassa in quanto non adeguatamente rappresentati presso gli organismi che le decidono.

6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?

RISPOSTA Per autori come Billy Bragg, Gilberto Gil, Paulo Coelho, Lutherblisset, Wu MIng, i Rein, e migliaia d'altri, la rete è un'opportunità di pubblicità, di lavoro, successo e fonte di profitti. Internet non è un pericolo per gli autori, tranne che per quelli che vivono di rendita e per i tradizionali intermediari del commercio di opere creative che vedono il loro ruolo terremotato dall'accorciamento della filiera che porta un prodotto culturale dall'autore al consumatore finale.

7. Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare questa contrapposizione (che semplicemente non esiste) tra autori e produttori di contenuti e utenti?

RISPOSTA La cospirazione non è il nostro mestiere, tuttavia le risposte a questa domanda sono emerse in moltissime pubblicazioni a stampa. Non le avete lette?

8. Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale libertà? Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l’ha “rubata” te la mette a disposizione?

RISPOSTA Se non c'é spossessamento non c'é furto. Se un prodotto è stato acquistato si è liberi di cederlo ad altri, perfino di rivenderlo. Si pensi al mercato dei libri scolastici usati. Se un disco, un film, un software, un libro è stato acquistato ho diritto di farne una copia per ragioni di sicurezza. E' lecito consentirne la fruizione a terze parti fintanto che ciò viene fatto per fini legittimi: di ricerca, di insegnamento, di informazione, di critica. Per le opere su supporto digitale, la copia ad uso personale deve essere permessa senza eccezioni.

Per queato chiediamo l'ampliamento e la corretta applicazione del concetto del fair use e delle specifiche relative alle "eccezioni e limitazioni" sul diritto d'autore previste dalla lda 633/1941.

Fermo restando il diritto dell’autore ad agire per il risarcimento del danno a fronte di un abusivo utilizzo commerciale dell’opera in danno dell’autore o dei suoi aventi causa, chiediamo la depenalizzazione dell’attività di utilizzo personale delle opere dell’ingegno da parte dei singoli quando tali utilizzazioni creino un danno economicamente trascurabile.

9. Perché nessuno dice che l’industria della cultura occupa in Italia quasi mezzo milione di lavoratori e le società “over the top” al massimo qualche decina? E perché chi accusa l’industria culturale di essere in grave ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire sulle nuove tecnologie e sul futuro?

RISPOSTA 'Non si chiede all'oste se il vino è buono. Dove sono i dati che dimostrano tale affermazione? Spiegate chi è che vuole sottrarvi le risorse di cui parlate.'

10.Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere “ figli di un Dio minore”?

RISPOSTA Il lavoro e i suoi frutti vanno difesi. In questo caso il lavoro degli artisti va difeso da chi ci lucra sopra senza meriti. Per questo motivo chiediamo una veloce definizione da parte della Siae e del Ministero dei beni culturali, di linee guida e trattamenti economici minimi da inserire, inderogabilmente, nei contratti tra autori ed editori e/o produttori, al fine di bilanciare il minor potere contrattuale degli autori nei confronti degli editori e/o produttori. Per queto chiediamo una modifica dello Statuto Siae: "La Siae avrà mandato per riscuotere i proventi derivanti dalle utilizzazioni per scopi commerciali di opere rilasciate con licenza di libera distribuzione. Il singolo autore o l’editore avranno comunque, nonostante il mandato alla Siae, la facoltà di autorizzare l’utilizzo dell’opera per scopi non commerciali, anche attraverso licenze di libera distribuzione. Per le utilizzazioni non commerciali nessun provento sarà percepito dalla Siae in nome e per conto dei mandatari."


L’invito (SIAE)

Auspichiamo che il regolamento AGCOM in quella che sarà la sua definitiva formulazione possa essere realmente efficace. Non vogliamo sottrarci al dibattito e al confronto ma è necessario che le soluzioni vengano individuate, e al più presto.

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